“Non avevo soldi neppure per il costume”, l’infanzia drammatica di Lillo: l’aneddoto su sua mamma

Lillo è diventato un meme dopo la sua fantastica apparizione con Posaman in LOL-Chi ride è fuori, ma il suo passato non è stato sempre così semplice

Il suo lavoro è far ridere gli altri, ma di comico nel suo passato non c’è stato molto: l’amato personaggio di LOL-Chi ride è fuori ha raccontato di aver vissuto qualche disagio, sempre col sorriso sul volto.

Lillo 23102022 inews24.it
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“So Lillo” è diventato iconico, con il costume di Posaman e la battuta sempre pronta a tal punto da rientrare nella stanza dei suoi colleghi durante la prima stagione di LOL-Chi ride è fuori e provare a buttarne via un altro paio. Proprio grazie a quel costume, è nato Sono Lillo una serie di otto episodi con la regia di Eros Puglielli, disponibile dal 5 gennaio su Prime Video.

A Valerio Cappelli sul Corriere della Sera ha spiegato l’evolversi del progetto a partire dalla sua fase embrionale: “Con Greg abbiamo successo, ma non avevo mai avuto un successo iper pop come questo, che piace ai bambini e agli anziani. Mi hanno chiesto una serie da un personaggio che aveva sei pose, un piccolo repertorio di effetti speciali, una roba da venti secondi con protagonista un tipo che un po’ c’è e un po’ ci fa. Invece abbiamo trovato una chiave di racconto. C’è mia moglie interpretata da Sara Lazzaro che non ne può più di me e delle mie stranezze e mi lascia. Gli amici sono personaggi improbabili che mi ruotano intorno. In questa bizzarra avventura abbiamo creato una realtà alternativa dove Testaccio echeggia Brooklyn. Per dire qualcosa di vero è necessario inventare delle bugie e creare nuovi mondi”.

Lillo e l’aneddoto sul suo passato: quella tristezza dei tempi bui

Lillo
Il comico sul palco del primo maggio (via Screenshot)

Al Corriere della Sera, Lillo ha raccontato che non sempre è stato tutto semplice nella sua vita e che i suoi personaggi li ha portati in scena con fatica: “Sono cresciuto a Tor Pignattara, papà poliziotto, mamma casalinga. Non c’erano soldi per comprarmi il costume di Batman e allora mi toccava uno squallido vestitino in prestito dagli amichetti, un principe che non aveva nemmeno la spada. Potevo acquistare un solo fumetto alla settimana, e quel pomeriggio era meraviglioso. Ero timido, curioso, solitario”.

E poi quel retroscena sulla sua infanzia che fa ben comprendere il personaggio che è diventato oggi: “Mia madre si preoccupava, a casa venivano a trovarla le amiche con i figli e mi diceva, perché non giocate insieme? Ma io avevo già il mio programma. Avevo due personaggi immaginari che creavo con delle smorfie guardandomi allo specchio, Pandor che mi diceva dove sbagliavo, e Pitteride dove sorridevo come Joker, era la parte sdrammatizzante. Da lì raccontavo storie”.