Quarte dosi a rilento, Di Perri a iNews24: “Siamo largamente immunizzati per via spontanea”

L'infettivologo aggiunge "Bisogna tornare indietro e identificare qual è la priorità del paziente: cosa cioè, va curato prima, cambiando la prospettiva logistica-ospedaliera per i ricoveri Covid",

Giovanni Di Perri - Foto di Ansa Foto
Giovanni Di Perri – Foto di Ansa Foto

Ai microfoni di iNews24, Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino.

La somministrazione della quarta dose procede ancora a rilento. Perché?
Perché non è più obbligatoria e la malattia fa molto meno male. Magari molti hanno avuto il Covid da un mese. Il quadro è molto articolato, ma le persone che in Italia non hanno ancora contratto l’infezione sono un’esigua minoranza. Siamo largamente immunizzati per via spontanea, la cui copertura è uguale se non superiore al vaccino stesso”;

A cosa è dovuto l’aumento dei casi Covid?
Oggi far fede sui numeri è sempre più difficile. Le infezioni reali sono almeno dieci volte superiori, anche perché le persone si testano da sole: la loro positività non viene formalmente certificata e inserita nelle statistiche”;

Si registra un aumento dei casi in età scolare. A cosa è dovuto?
Le scuole hanno riaperto da quasi un mese, si torna a circolare nei trasporti pubblici e anche noi adulti abbiamo ripreso le nostre attività. Abbiamo lasciato andare il virus da molti mesi, circola facilmente ma la malattia è estremamente cambiata. In ospedale, per due anni abbiamo lottato contro la polmonite da Covid. Oggi quest’ultima è diventata una estrema rarità e abbiamo a che fare soprattutto con infezioni che interessano le vie respiratorie alte. Non vengono più danneggiati i polmoni”;

I ricoveri nei reparti ordinari aumentano.
“Se guardiamo chi va in ospedale e soprattutto i decessi, ci rendiamo conto che non si muore per il Covid, ma con il Covid e si tratta di soggetti già compromessi a vario titolo. In questo clima, l’infezione circola a livello endemico. Gran parte della popolazione è stata immunizzata più volte sia con i vaccini che con la malattia naturale. Ricordiamoci che da Natale ad oggi il numero di infezioni è stato dieci volte maggiore rispetto all’anno precedente. Se la variante Delta avesse causato gli stessi numeri di Omicron ci avrebbe seppellito tutti”;

Che inverno ci aspetta?
Quello che succederà è che, dopo due inverni passati in isolamento con le restrizioni e le mascherine, cominceremo a vedere infezioni respiratorie causate da altri virus dai quali eravamo protetti dalle misure anti-Covid. Adesso queste ritorneranno perché per due anni è mancata la cosiddetta immunità concomitante, generata cioè, da infezioni successive. Questo può diventare preoccupante per i soggetti fragili”;

È arrivata la variante Cerberus: cos’è?
È una caratterizzazione molecolare e segue il processo di selezione darwiniano. Viene meno riconosciuta dal sistema immunitario e potrebbe infettarci più volte anche se abbiamo già avuto Omicron. È un gioco di selezione naturale che il virus sta facendo di fonte a una popolazione largamente immunizzata. Tra le varianti che si generano spontaneamente, vengono selezionate quelle più capaci di infettare gli umani, e sono quelle con un mantello proteico esterno meno simile alle precedenti. Il virus ha evidentemente perso virulenza per venire incontro a tutte queste modificazioni necessarie per continuare a vivere. A mio avviso, dal punto di vista evoluzionistico, questo è definitivo, cioè non dovrebbe più tornare indietro”;

I dati dell’Iss registrano cinque regioni sopra la soglia di allerta del 10% per occupazione dei reparti. Sono l’Umbria al 17.8%, la Valle d’Aosta al 15,4%, la Calabria al 12,9%, il Friuli al 10,6% e la Provincia autonoma di Bolzano al 20,2%.
Non bisogna preoccuparsi e non dobbiamo tornare indietro perché l’infezione è cambiata. Dobbiamo pensare che gli individui vulnerabili, di cui siamo pieni, anziché dover affrontare la sfida dell’influenza, adesso dovranno affrontare quella del Sars-CoV-2, che determina infezioni o infiammazioni acute. Entrambi i fenomeni possono far peggiorare le cronicità. Per quanto riguarda i ricoveri, la distribuzione dei malati da ricoverare affetti da Sars-CoV-2 è un po’ bizzarra”;

Cioè?
“Nel mio reparto Covid arrivano persone positive al Covid ma che dal punto di vista medico quest’ultimo non è certo la loro priorità. Bisogna tornare indietro e identificare qual è la priorità del paziente: cosa cioè, va curato prima, cambiando la prospettiva logistica-ospedaliera per i ricoveri Covid”;

Indipendentemente dalla gravità della malattia, pensa che sia in arrivo una quarta ondata?
Più che a ondate mi preparo ad oscillazioni importanti in cui a un certo punto smetteremo di fare i tamponi, salvo per i soggetti veramente a rischio”;

Alla luce dell’aumento dei contagi, consiglierebbe di tornare all’obbligo delle mascherine a scuola e nei mezzi pubblici?
Assolutamente no. Però una persona di 72 anni è in cura per una malattia importante, dovrà indossarla non più per una partecipazione collettiva, quanto più per esigenza personale. Il soggetto a rischio deve proteggersi”.