Il 28 settembre 2022 si è celebrata la giornata internazionale dell’aborto sicuro e libero, una ricorrenza della prima volta in cui avvenne la depenalizzazione dell’aborto in America Latina e nei Caraibi nel 1990. Nel tempo, questa iniziativa ha assunto un declinazione più attuale, ribadendo non solo la necessità di difendere il diritto all’aborto, ma anche di migliorare le legislazioni in materia (nel caso dell’Italia, la Legge 194).

Per questi motivi, e anche per manifestare il proprio dissenso contro il Governo Meloni che verrà, Non Una Di Meno Roma si è data appuntamento nel pomeriggio a Piazza Esquilino, per un corteo che si è mosso fino a Piazza Vittorio. Viste le ultime novità elettorali, non sono mancati riferimenti proprio a Meloni, la probabile nuova Presidente del Consiglio, che in passato ha espresso opinioni contrastanti all’aborto.

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Non Una Di Meno Roma, la manifestazione: “Meloni non è l’unico problema”

Il corteo organizzato da Non Una Di Meno Roma ha visto più di un migliaio di manifestanti dubbiosi su come il prossimo Governo potrebbe trattare la questione del diritto all’aborto. Come disse durante la campagna elettorale la stessa Meloni, la 194 non verrà toccata, ma secondo le manifestanti “il problema è proprio questo”, in quanto tale normativa “non garantisce una tutela adeguata“.

In che senso? Secondo le presenti, manca una vera e propria applicazione della legislazione corrente. “Basta pensare alla Liguria”, ricorda una manifestante, dove Fratelli d’Italia non ha votato l’impegno a garantire il pieno diritto all’aborto. “Se si fa di tutto per poi fare in modo che all’interno delle regioni sia ostacolato questo diritto, lo si lede”.

Un’altra manifestante sottolinea poi che la venuta del Governo Meloni potrebbe aumentare gli obiettori di coscienza e la loro cultura: “Si sentiranno in diritto di manifestare il proprio disappunto”. E neanche a dirlo, un contestatore è spuntato tra la foto, urlando “Nazifemministe” nei confronti delle attiviste.

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Non Una Di Meno Roma, cosa dice la Legge 194?

La Legge 194 è piuttosto vecchia, in quanto è stata approvata il 22 maggio 1978. Nel corso di tutto questo tempo non ha mai subìto modifiche profonde, e di fatto possiamo affermare che si tratta di una normativa ferma ormai da 45 anni. Sponde pro-vita hanno tentato di abrogarla o contestarla, ma il diritto all’aborto non è mai stato cessato.

In base a questa legislazione comunque, in Italia è permesso interrompere volontariamente una gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento, ma solo in determinate situazioni: cioè motivi di “salute, economici, sociali o familiari”. Superati i 3 mesi, l’interruzione della gravidanza viene garantita solo se c’è un “grave pericolo per la vita della donna” oppure vengono accertati anomalie genetiche o malformazioni nel feto.