Elezioni, il mea culpa di Salvini: “Il governo con Pd e M5S ci è costato, ma lo rifarei”

"Il giudizio degli elettori è chiaro: hanno premiato coloro che hanno fatto opposizione (bravi loro) e coloro che hanno fatto cadere il governo", aggiunge il leader della Lega.

Matteo Salvini - Foto di Ansa Foto
Matteo Salvini – Foto di Ansa Foto

Faccio i complimenti a Giorgia, è stata brava. Lavoreremo insieme, a lungo”. Così Matteo Salvini alla conferenza stampa sul voto che si è conclusa da poco e che è stata caratterizzata anche dal mea culpa per la Lega.

Secondo il leader del Carroccio gli italiani non hanno premiato il fatto che il suo partito abbia fatto parte del governo Draghi: “Gli anni del Covid sono stati particolari, abbiamo anteposto – e l’ho fatto convintamente – il lavoro per il Paese rispetto all’interesse del partito. Il giudizio degli elettori è chiaro: hanno premiato coloro che hanno fatto opposizione (bravi loro) e coloro che hanno fatto cadere il governo. Gli elettori hanno sempre ragione, e mi sembra sia chiaro ed evidente. Noi ci facciamo carico di aver portato sulle spalle un peso non indifferente. Non occorre essere politologi per dire che oggi il secondo o il terzo gruppo parlamentare è la Lega”. 

Salvini ha fatto i complimenti anche agli altri partiti della coalizione di centrodestra: “Faccio i complimenti anche a Forza Italia e ai Moderati, ogni voto è stato utile. Politicamente credo che sia stata premiata l’opposizione. Stare al governo con Pd e M5S non è stato facile. Lo rifarei? Sì che lo rifarei. Ma ci è costato”. 

Salvini: il risultato “non mi soddisfa, non ho lavorato per questo”

Il risultato al 9%, continua Salvini, “non mi soddisfa, non è quello per cui ho lavorato. Ma con il 9% siamo in un governo di centrodestra in cui saremo protagonisti”. 

Il leader della Lega commenta il voto in Lombardia: “Ho letto analisi simpatiche. Ma il centrodestra è sopra il 50% nella Regione”. Quindi, anche “in ottica Regionali, la squadra che vince non si cambia”. E torna sulle priorità dell’agenda: “Ora c’è l’urgenza del decreto Energia, che continuo a rivendicare: sarà il primo banco di prova del nuovo governo”.