Non si placano le proteste in Russia dopo l’annuncio di mobilitazione parziale da parte del presidente Vladimir Putin. Nonostante la capillare censura che il regime opera su media e social, alcuni video sono trapelati all’estero. In uno di questi, che pubblichiamo, si vedono delle persone ammanettate e portate via a forza dalla polizia nel centro di San Pietroburgo.

Russia, proteste a San Pietroburgo

La mobilitazione parziale annunciata da Putin prevede l’invio al fronte ucraino di 300mila riservisti. Ossia: maschi dai 18 ai 65 anni che abbiano già avuto, in passato, esperienza militare e che sono – tutt’oggi – civili a tutti gli effetti. Per questo, gran parte della popolazione russa ha cominciato a prendere le dovute contromisure. In tantissimi hanno lasciato il Paese, o quanto meno provano a farlo. I russi in possesso di un visto Schengen si sono recati verso il confine con la Finlandia, dove si sono formati oltre 35 chilometri di coda.

Russia, proteste in strada: 500 fermati a San Pietroburgo

Esauriti tutti i biglietti aerei per l’estero, a prescindere dalla destinazione. Chi non è riparato all’estero ed è rimasto in Russia ha cominciato a protestare per strada. Numerose manifestazioni si sono moltiplicate nelle principali città russe, da Mosca a San Pietroburgo. In quest’ultima, in particolare, sono state fermate dalla polizia almeno 500 persone. Tra di loro anche l’attivista Denis Sirenko, finito in ospedale con un braccio rotto e punti su varie parti del corpo.

Intanto il processo di annessione del Donbass ai territori russi procede spedito: I referendum nelle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e nei territori liberati per entrare a far parte della Russia sono conformi alle norme internazionali e alla Carta delle Nazioni Unite”: lo ha dichiarato la presidente del Consiglio della Federazione Russa, Valentina Matviyenko, ai giornalisti. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale russa Tass.