“Ho ucciso mia figlia”: il padre di Saman confessa l’omicidio

Una conversazione choc incastra l'uomo quando era già scappato in Pakistan con la moglie. L'intercettazione verrà usata nel processo per la morte della diciottenne. Inizierà a febbraio e vede imputati i suoi parenti.

Saman Abbas - Web
Saman Abbas – Web

Ho ucciso mia figlia”. Dopo poco più di un mese dalla scomparsa di Saman Abbas, quando ormai era scappato in Pakistan, il padre della ragazza confessò di aver tolto la vita a sua figlia per una questione di “dignità”. 

È quanto emerso dall’intercettazione telefonica al vaglio degli inquirenti, di una conversazione che Shabbar Abbas avrebbe avuto con un parente, riportata da Ansa. “Per me la dignità degli altri non è più importante della mia”, avrebbe detto l’uomo. “Io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello di Saman, minorenne, è affidato a una comunità protetta, ndr.). Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno”.

A febbraio, il processo per la morte di Saman

Il processo per la morte della diciottenne sparita nella notte del 30 aprile 2021 da Novellara, comincerà a febbraio e vede imputati i familiari.

Secondo inquirenti, Procura e carabinieri di Reggio Emilia Saman è stata assassinata perché rifiutava di sposare un cugino in patria e voleva andarsene di casa.

Chi sono gli imputati

Il 10 febbraio 2023 andranno a processo a Reggio Emilia i tre familiari di Saman, che sono stati arrestati in Francia e in Spagna nei mesi scorsi. Sono lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, oltre che i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi ancora latitanti in Pakistan.

Il familiare con cui il padre di Saman avrebbe avuto la conversazione telefonica intercettata dagli investigatori, è stato sentito dai carabinieri il 25 giugno del 2021 ed ha riferito che Shabbar lo aveva chiamato per intimargli di non parlare di lui: “Io sono già rovinato – avrebbe detto secondo il parente – avete parlato di me in giro, non lascerò in pace la vostra famiglia”. E ancora: “Io sono già morto, l’ho uccisa io, l’ho uccisa per la mia dignità, per il mio onore. Noi l’abbiamo uccisa”. Secondo i carabinieri per “noi” l’uomo intende il contesto familiare.