“Vivo ogni giorno come se fossi morto”, la drammatica scomparsa che ha segnato l’icona di X Factor

Un sorriso costante a 32 denti, eppure tanto dolore sofferto in passato: l’icona di X Factor parla a cuore aperto

Un racconto che scalda il cuore, una vita vissuta per la famiglia e poi la scomparsa improvvisa che ha inevitabilmente segnato il suo percorso. Adesso sorride a 32 denti, ma ciò che porta dentro è drammatico.

X Factor 16092022 inews24.it
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Oggi Mika è un uomo di successo che è riuscito a riscattarsi socialmente e che può permettersi il lusso di sorridere a 32 denti, ma un tempo ha vissuto la guerra in casa sua. Nel 1984 l’ex giudice di X Factor aveva appena 2 anni ed è stato costretto a fuggire da Beirut con la famiglia a causa della guerra in Libano di cui parla a 7, inserto del Corriere della Sera: “Noi che torniamo da una cena e troviamo il muro della stanza delle mie sorelle buttato giù da una bomba. La stanza si apriva sul vuoto”.

La fuga verso Parigi non è stata semplice, eppure la famiglia ha provato a portare nella capitale francese un po’ di Libano. Nel frattempo, suo padre, consulente finanziario, è stato rapito in Kuwait: “Negli Anni 80 non potevi fare quel lavoro se eri troppo onesto. Chiunque lo fregava. Gli altri prendevano bonus, lui no, per questioni etiche, diceva. Un individuo così finisce per essere pericoloso, d’intralcio al sistema, difatti perdeva il lavoro”.

Poi il racconto di una notte che ha cambiato per sempre le loro vite: “Saddam Hussein invase il Kuwait e mio padre venne sequestrato. Tornò magrissimo, la barba lunga, taciturno. Per noi figli è stato come trovarsi davanti a uno sconosciuto, ne eravamo intimiditi. Non siamo stati più capaci di chiamarlo papà, da quel momento lui è Mike”.

X Factor, Mika ed il suo riscatto: il ricordo della mamma

Alessandro Cattelan, Laura Pausini, Mika - Foto di Ansa Foto
Alessandro Cattelan, Laura Pausini, Mika – Foto di Ansa Foto

Mika ha avuto il suo personale riscatto nel tempo, ed ha raccontato dei suoi primi passi verso la musica con sua mamma e suo padre che l’hanno accompagnato: “Le mie giornate allora diventano tre ore di gioco al parco, poi casa, quattro ore di canto con un’insegnante russa. […] A quattro anni mamma e papà mi regalano un violino. Dopo un’ora il violino era a pezzi. Quando loro mi chiedono perché, io rispondo che volevo vedere cosa c’era dentro. Da dove veniva la musica che poi ho capito venire da un luogo che non si vede”.

E poi quel ricordo straziante della mamma che è scomparsa: “La vita senza di lei? Ho dovuto inventarla. Non vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, ma vivere ogni giorno come se fossi morto. Visto da quella prospettiva è tutto meraviglia”.