Miur, tangenti per appalti da 23 milioni di euro: in 15 verso il processo

L'inchiesta era emersa nell'aprile 2021, quando l'ex capo del Dipartimento del Ministero dell'Istruzione Giovanna Boda, avendo saputo di essere indagata, aveva tentato il suicidio lanciandosi da una finestra del Ministero a Trastevere.

Ministero della Pubblica Istruzione a Trastevere - Foto di Ansa Foto
Ministero della Pubblica Istruzione a Trastevere – Foto di Ansa Foto

Quindici persone rischiano un processo nell’ambito di un’indagine sulla presunta corruzione all’interno del Miur. Tra queste, l’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco e l’ex capo del Dipartimento del Ministero dell’Istruzione Giovanna Boda.

Al centro dell’inchiesta eseguita dalla Guardia di Finanza, ci sarebbero grandi quantità di denaro, regali, lavori di ristrutturazione per mettere le mani su appalti e gare con cifre milionarie. Il giro di mazzette presunto dalla Procura di Roma andava avanti dal 2018. Al centro dell’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Carlo Villani, culminata con una serie di arresti a settembre 2021, ci sarebbero tangenti elargite dall’imprenditore per ottenere appalti di circa 23 milioni di euro di appalti.

Perché Bianchi e Boda sono indagati

I pubblici ministeri di Piazzale Clodio hanno notificato il 415 bis, che di solito anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. Nell’inchiesta sono coinvolte anche quattro società, mentre due indagati hanno chiesto di patteggiare la pena. I reati contestati all’ex capo Dipartimento del Ministero per le risorse umane e a Bianchi, i magistrati contestano i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

L’inchiesta era emersa nell’aprile 2021, quando Boda, avendo saputo di essere indagata, aveva tentato il suicidio lanciandosi da una finestra del Ministero a Trastevere. A marzo sette persone erano state raggiunte da custodia cautelare e 120 euro erano stati sequestrati.

Tra le fonti di prova citate dal pm ci sono i documenti acquisiti da banche e diversi istituti scolastici, oltre che al dicastero, oltre che quanto emerso dagli interrogatori, dalle memorie difensive di alcuni indagati e dalle attività investigative dei finanzieri.