Caro bollette: attività commerciali in ginocchio. Dopo i casi delle scorse settimane che hanno visto protagoniste (loro malgrado) aziende come La Fiammante e Di Martino, ora è la volta delle panetterie. Domenico Filosa è il proprietario dello storico Panificio DOC di San Sebastiano al Vesuvio, provincia di Napoli. Territorio dove la panificazione è è una tradizione centenaria. Ai microfoni di iNews24, Domenico racconta una storia che è il simbolo delle difficoltà cui stanno andando incontro le piccole, grandi e medie aziende negli ultimi mesi: bollette il cui costo è cinque volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2021.

Caro bollette, panifici in ginocchio
La bolletta 2021 del Panificio Doc (a sinistra) a confronto con quella del 2022

Nello specifico, Filosa si è visto arrivare una bolletta del gas pari a 4.904 Euro. Rispetto ai 1.093 dello scorso anno, relativi al mese di agosto. Il tutto senza aver aumentato in modo significativo l’impiego di gas per la sua attività. Non solo: il proprietario di Panificio DOC ci mostra anche la bolletta dell’elettricità: la bella cifra di 5.453 Euro campeggia in verde sul totale da corrispondere alla società fornitrice di energia. L’anno scorso erano poco più di 1.700 Euro. Non proprio una bazzecola per una piccola attività commerciale che ha fatto dell’artigianalità e della qualità delle materie prime la propria cifra distintiva.

Caro bollette, Filosa: “Non riusciamo nemmeno più a fissare il prezzo del pane”

Il problema va ancora oltre. L’energia elettrica e il gas non sono le uniche voci che registrano aumenti. Da considerare c’è anche la questione materie prime. La farina, in particolare, è passata dai 37 Euro al quintale del 2021 ai 70 Euro al quintale del 2022. Con un esborso totale, per il mese corrente, che passa dai 2.590 Euro del 2021 ai 4.200 del 2022. Una situazione che metterebbe in ginocchio chiunque. Filosa, difatti, si dice molto preoccupato per il futuro della sua attività, come per quelle dei suoi colleghi. “Non riusciamo nemmeno più a fissare il prezzo del pane – dice ai nostri microfoni – io ho un’etica e non posso scaricare il costo delle materie prime e dell’energia sul consumatore. A Napoli e provincia il costo del pane è sempre stato molto basso per consentirne l’acquisto a chiunque. Aumentarne il costo di cinque volte vuol dire, automaticamente, chiudere la serranda.”