Lampedusa, Borghi (Pd) a iNews24: “Salvini è patetico. Ha fatto uno show alla ricerca di un’emergenza che non c’è”

"Le forze che stiamo aggregando in Italia hanno già operato in maniera importante a livello europeo", aggiunge il deputato.

Enrico Borghi - Foto di Ansa Foto
Enrico Borghi – Foto di Ansa Foto

Patetico. Salvini sta provando a rimettere un disco vecchio di cinque anni fa e lo fa esclusivamente per finalità di potere interno alla coalizione di centrodestra. È andato a fare uno show a Lampedusa alla ricerca di un’emergenza che, come si è visto, non c’è”. È duro Enrico Borghi (Pd) nei confronti del leader della Lega che si è recato all’hotspot di Lampedusa, che in questi giorni ha accolto migliaia di migranti. Ai nostri microfoni l’onorevole interviene anche sull’evoluzione delle trattative per le alleanze nel centrosinistra.

In queste ore c’è un botta e risposta tra Carlo Calenda, Nicola Frantoianni e Angelo Bonelli. Il nodo è l’agenda Draghi: per il leader di Azione è un punto imprescindibile dell’alleanza con il centrosinistra. Come farà il Pd a sciogliere questo nodo?
Dobbiamo cercare a tutti i costi l’unità delle forze antagoniste della destra. Il Pd, già oggi rappresenta le intenzioni di voto di circa un quarto degli italiani. Dal nostro punto di vista, con la lista Democratici e Progressisti, si espanderà ulteriormente. Per questo motivo i Dem hanno la responsabilità cruciale di unire e costruire mediazioni. Non farlo significherebbe consegnare la vittoria a tavolino a Giorgia Meloni mettere l’Italia in mano a chi vuole riportarla indietro, dalla parte sbagliata della storia, su temi come la libertà personale, diritti civili e sociali e sugli impegni dell’Europa”;

Quindi quella di creare un’alleanza ampia è una scelta strategica?
Quello che ci unisce non può essere solo la logica contro la destra sovranista, che noi giudichiamo in termini negativi. Ma è un sistema di valori e di scelte strategiche. Le forze che stiamo aggregando in Italia hanno già operato in maniera importante a livello europeo. Se è nata l’Europa della solidarietà con i vaccini è perché liberali, democratici, socialisti, sinistra e ambientalisti hanno lavorato in Europa impostando e votando provvedimenti in questa direzione, a differenza dei rappresentanti della destra nazionalista e sovranista. Se abbiamo i 209 miliardi del Pnrr è perché in Europa le stesse forze hanno lavorato per la nascita del Recovery Fund e del NextGenerationEU, mentre la destra votava contro. Quindi noi dobbiamo tradurre sul piano italiano il lavoro che abbiamo fatto in Europa”;

Sembra una “chiamata alle armi” contro la destra.
È evidente quindi che ci sono sistemi di valori e scelte strategiche. Noi siamo l’Italia dell’integrazione, mentre a destra ci sono gli amici di Putin, di Orbán e di Trump. Noi siamo la parte della scienza e della verità sui cambiamenti climatici, invece dall’altra parte ci sono i negazionisti, i complottisti, i no-vax. Noi siamo per un modello di sviluppo ispirato alla sostenibilità e alla riduzione delle diseguaglianze, entrambi questi, principi contenuti nell’intesa elettorale con Azione/Più Europa. Dall’altra parte abbiamo una destra che ha sempre votato contro i provvedimenti di redistribuzione e ha fatto cadere il governo Draghi proprio mentre si accingeva a varare un’agenda sociale ambiziosa, che portava il salario minimo e un poderoso taglio sulle tasse del lavoro. È su questo che noi possiamo trovare il punto di equilibrio e la costruzione di una proposta elettorale”;

In questo scenario dove si colloca Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri può scegliere di assicurarsi una tribuna parlamentare, facendo crollare Impegno Civico, oppure tentare una corsa con la sua lista.
Ci sono tre fenomeni politici della caduta del governo Draghi e di questa campagna elettorale. Il primo è la riaggregazione della destra sotto la leadership radicale di Giorgia Meloni. Questo elemento ha generato il secondo fenomeno: i moderati che originariamente si ritrovavano nella destra, adesso, a causa della natura antieuropea di questa coalizione, si stanno spostando e diventano nostri interlocutori. Il terzo fenomeno è la scomposizione del Movimento 5 Stelle, che si è attivata di conseguenza alla caduta del governo Draghi. Noi vogliamo essere interlocutori di chi ritiene che ci possa essere una prospettiva che metta al centro l’Europa, la sostenibilità, la redistribuzione, la responsabilità. È chiaro che Luigi Di Maio è un interlocutore. Dopodiché le formule di questa interlocuzione fanno parte di un percorso di confronto tra i leader, che vedranno la luce nelle prossime ore”;  

Matteo Renzi è rimasto solo. Perché?
Premesso che noi non abbiamo posto alcun tipo di pregiudiziale nei confronti di nessuno, nemmeno nei confronti di Italia Viva, io credo che Renzi stia commettendo un errore strategico dovuto a una lettura sbagliata della situazione. Lo stesso errore figlio di tutti coloro che dal ’94 in poi hanno ritenuto fattibile un’operazione di centro con un sistema polarizzato dal punto di vista della legge elettorale. In presenza di una quota maggioritaria di seggi, realizzare una posizione intermedia tra i poli di destra e sinistra, è un’operazione velleitaria. Dal 1994 in poi tutte le esperienze di questo tipo di sono infrante sugli scogli della realtà. Perché il meccanismo maggioritario funziona in maniera spietata: chi ha un voto in più rispetto all’altro, ottiene il seggio. Con un voto in meno non si ottiene nulla. E questo Renzi dovrebbe saperlo bene, visto che è stato il principale fautore di questa legge elettorale”;

Quindi non è possibile, secondo lei, la nascita di un terzo polo?
“È su questo che si consuma la sua scelta, perché evidentemente ritiene plausibile la possibilità di costruire un polo alternativo rispetto al centrosinistra e alla destra. Noi invece, crediamo di dover costruire un’alleanza elettorale per concorrere alla presentazione dei collegi di un cartello alternativo rispetto alle destre. Temo che la posizione di Renzi, che presume, andando da solo, di risucchiare voti alla destra, sia illusoria. È molto più facile che venga risucchiato lui a destra”;

Cosa intende dire?
L’elettorato polarizza le proprie scelte. Nel corso della campagna elettorale ci sarà un’escalation di toni e posizioni che porterà a scegliere tra le sostanziali due opzioni: la destra di Giorgia Meloni e il centrosinistra di Enrico Letta. Da una parte la proposta sovranista, dall’altra la proposta europeista”;

Matteo Salvini, da Lampedusa, è tornato sulla questione migranti.
Patetico. Salvini sta provando a rimettere un disco vecchio di cinque anni fa e lo fa esclusivamente per finalità di potere interno alla coalizione di centrodestra. È andato a fare uno show a Lampedusa alla ricerca di un’emergenza che, come si è visto, non c’è. L’hotspot è vuoto e la redistribuzione funziona, come conferma anche l’accordo di oggi tra il Viminale e alcuni Ministeri dell’Interno europei. Ma del merito della questione a Salvini non interessa nulla”;

Perché, secondo lei, si tratta di una “lotta interna” per il potere?
“Gli interessa solo fare un braccio di ferro con Meloni per avere, oggi, l’assicurazione che sarà lui il prossimo ministro dell’Interno. Ma Meloni non gliela darà. Questa è una cosa irrispettosa nei confronti del Capo dello Stato, che nomina i ministri. Ed è irrispettoso anche nei confronti degli italiani: andare con un pacchetto preconfezionato, prescindendo dal voto, significa offendere l’intelligenza dell’elettore che nella cabina fa ciò che vuole. Gli elettori non sono di proprietà di qualche leader politico e delle sue velleità. Detto ciò, l’emergenza del Paese non è quella dell’immigrazione. Le emergenze sono il costo dell’energia per le imprese, l’inflazione, il salario basso dei lavoratori, la guerra in Ucraina le cui conseguenze si spengono nel carrello della spesa degli italiani. Queste sono le emergenze su cui la politica si deve interrogare e dare risposte, non una proiezione mediatica di fenomeni che non sono emergenziali, ma strutturali e che vengono governati come dovrebbero”.