Papa Francesco in Canada per riconciliarsi con i nativi

L'aereo, decollato da Roma, è arrivato questa mattina all'aeroporto di Edmonton, dov'è stato accolto dalla governatrice generale Mary Simon e dal primo ministro Justin Trudeau. Presenti anche i membri di una tribù indigena. Il Pontefice ha salutato una donna baciandole la mano.

Papa Francesco in Canada - Foto di Ansa Foto
Papa Francesco in Canada – Foto di Ansa Foto

Cari fratelli e sorelle del Canada, vengo tra voi per incontrare le popolazioni indigene. Spero che, con la  grazia di Dio, il mio pellegrinaggio penitenziale possa contribuire al cammino di riconciliazione già intrapreso. Per favore, accompagnatemi con la preghiera”. Con questo tweet Papa Francesco ha inaugurato il suo viaggio in Canada, intrapreso per chiedere scusa ai nativi.

L’aereo, decollato da Roma, è arrivato questa mattina all’aeroporto di Edmonton, dov’è stato accolto dalla governatrice generale Mary Simon e dal primo ministro Justin Trudeau. Presenti anche i membri di una tribù indigena. Il Pontefice ha salutato una donna baciandole la mano.

Le parole del Gran Capo: “Il percorso è ancora all’inizio”

È un momento storico importante per i sopravvissuti del sistema scolastico residenziale e del danno causato dalla Chiesa cattolica. Siamo stati colpiti da questo sistema, direttamente o indirettamente. Queste scuse riconoscono quanto abbiamo vissuto e creano un’opportunità per la Chiesa di riparare ai rapporti con i popoli indigeni in tutto il mondo. Ma non finisce qui: c’è molto da fare. È solo l’inizio”. Queste le parole del Gran Capo George Arcand Jr., che dimostrano quando sia ancora lungo il percorso di “guarigione e riconciliazione” dopo gli orrori del sistema delle “scuole residenziali”, sostenuto in gran parte anche dalla Chiesa cattolica nel programma governativo di assimilazione delle popolazione aborigene.

Cosa è successo ai nativi

Si stima che dal 1883 fino agli anni Sessanta (ma l’ultima scuola fu chiuda nel 1996) circa 150mila bambini delle Prime Nazioni, Métis e Inuit, siano stati obbligati a frequentare una delle 139 scuole distribuite in tutto il Paese, rompendo il legame con le loro famiglie, la loro lingua e cultura, per essere trasformati in piccoli cristiani. Tra abusi anche sessuali, reclusioni e percosse, a causa di freddo, fame e malattie, sono morti almeno 4mila di questi bambini.