Elezioni, Verzichelli (Sisp) a iNews24: “Difficile per i 5S raggiungere una percentuale a doppia cifra”

Sul Governo degli affari correnti, il politologo afferma: "Vivremo una fase "ballerina", e ne risentiranno l'economia e i mercati, quindi sono preoccupato".

Luca Verzichelli - Foto di Facebook
Luca Verzichelli – Foto di Facebook

Ai microfoni di iNews24, il politologo Luca Verzichelli, presidente della Società italiana di Scienza Politica (Sisp) e professore ordinario dell’Università di Siena, fa un analisi dello scenario politico attuale e delle possibili alleanze per la campagna elettorale.

Come valuta lo scenario politico italiano dalle dimissioni di Mario Draghi ad oggi?
Sono abbastanza preoccupato. La caduta del Governo, quindi il dimensionamento delle sue facoltà al rango di affari correnti, comporta un difficile equilibrio tra quello che ancora resta da fare – ossia il grosso dell’implementazione del Pnrr – e un’azione di Governo con una maggioranza che rimane ampia ma assolutamente divisa e caratterizzata da scontri su aspetti magari anche irrilevanti dal punto di vista finanziario”;

Quali aspetti?
“Penso a certi elementi che hanno caratterizzato ultimamente il dibattito, come lo sciopero dei tassisti, secondari dal punto di vista del decreto Aiuti. Immagino che il clima di campagna elettorale possa non aiutare questa implementazione che è necessaria e ne è del nostro futuro. Al tempo stesso però, Draghi sarà più libero di cercare di imporre la propria visione fino alla fine, ed è possibile che fino alla formazione del nuovo Governo possa venir fuori qualcosa di buono. Certo è che noi vivremo una fase “ballerina”, e ne risentiranno l’economia e i mercati, quindi sono preoccupato”;

Secondo lei a livello internazionale, l’Italia senza Draghi perderà spessore?
Nella politica democratica, per definizione tutto è pro tempore e superabile. Non credo che il ricorso a un tecnocrate molto forte dal punto di vista della visione e della sua dimensione internazionale, dovesse essere la risposta al gap di reputazione del Paese: la reputazione bisogna crearsela. Dalle prime reazioni della stampa internazionale mi pare di vedere l’Italia che torna alle sue immagini classiche di “malato d’Europa”. Ma penso che nel medio periodo questo possa essere superato da una buona prova della politica. Da questo punto di vista, la fermezza di Mattarella è una garanzia che la democrazia va avanti con le proprie regole, quindi non abbiamo perso molto in credibilità”;

Pensa che un premier indicato dai partiti che vinceranno le elezioni, possa essere in grado di riscattare l’immagine dell’Italia?
È importante che il presidente della Repubblica continui a monitorare in itinere, perché non credo che avremo un nuovo Governo così facilmente, a prescindere dal risultato elettorale. Sulle principali questioni in agenda, contrassegnate tutte dalla parola crisi, serve un po’ di fermezza da parte del nuovo Governo, nel ricordare il ruolo dell’Italia in Europa, con una voce ovviamente schierata ma senza toni guerrafondai”;

Veniamo alle possibili coalizioni. Il centrodestra è davvero così coeso come tende ad apparire?
Ci sono molti aspetti che in maniera più o meno strisciante mostrano delle divisioni e non potevano non esserci dopo dieci anni in cui il centrodestra non è mai stato unito. Forza Italia da sola ha sostanzialmente tenuto in piedi il Governo Letta nel 2013. Poi è uscito dalla maggioranza, ma una parte del centrodestra – quello di Alfano – è rimasto. Successivamente c’è stato l’episodio di Salvini che da solo ha formato il governo col Movimento 5 Stelle; dopo Forza Italia è entrata nel Governo Draghi riunendosi con la Lega. E in tutto questo Fratelli d’Italia, da undici anni a questa parte, ha sempre fatto opposizione. Anche sul Governo Monti c’è stata una divisione del centrodestra. Mi stupirebbe trovarli tutti d’accordo ora. In più, c’è Meloni che rivendica, non solo la leadership di Governo, ma ha delle posizioni obiettivamente più critiche sulla politica europea ed estera, a dispetto del suo insistere sull’atlantismo. Ci sono anche altri più importanti sulle politiche europee, dove Meloni non ha una posizione popolare come Forza Italia. Quindi ci saranno molti elementi di conflitto. Ma ce n’è uno maggiore”;

Quale?
Non dimentichiamo che perderanno tutti. Innanzitutto perché bisogna considerare quanti italiani andranno a votare. Il numero complessivo dei voti potrebbe essere inferiore anche per i vincitori. E anche perché i partiti perderanno dei seggi. Anche coloro che vinceranno non avranno la possibilità di allocarne molti ai propri rappresentanti, perché c’è un terzo dei parlamentari in meno. Questo è un elemento di conflitto enorme. Chi convincerebbe Meloni a non chiedere più seggi uninominali sicuri? Quindi penso che ci saranno dei problemi molto forti in tutte le coalizioni, ma soprattutto nel centrodestra”;

Forza Italia ha perso esponenti storici e importanti: Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e Mara Carfagna. La decisione di Berlusconi e Salvini dell’ultimo minuto di non votare la risoluzione Casini è stata una mossa politica o una presa di posizione?
Una mossa politica. Non potevano non pensare alle conseguenze per il Paese: la loro decisione ha previsto per forza un vantaggio di medio periodo”;

Qual è questo vantaggio?
Forse hanno pensato che andando al voto un po’ prima, pur dando un vantaggio a Fratelli d’Italia, sarebbero tornati al Governo con facilità. Al di là delle responsabilità di questo, trovo abbastanza riduttivo il giudizio di Berlusconi sugli esponenti di Forza Italia che hanno lasciato il partito”;

Si riferisce al “riposino in pace”?
“Quel “riposino in pace” è stato un po’ volgare e riduttivo nei confronti di coloro che, nel bene e nel male, lo hanno aiutato a sostenere le più importanti politiche pubbliche. Se ricorderemo qualcosa della seconda stagione di Forza Italia, caratterizzata non più dal berlusconismo ma da una classe politica, ci verrà in mente l’impegno di Carfagna per le donne, la legge Gelmini, che giusta o sbagliata, è stata una riforma importante, e lo stesso vale per Brunetta che certamente è stato uno dei punti di riferimento per Forza Italia”;

Il nodo da sciogliere per quanto riguarda il centrosinistra riguarda le alleanze. Il Pd ha chiuso al Movimento 5 Stelle, a tutti i responsabili della fine del Governo Draghi e a Italia Viva. Con Matteo Renzi però, Enrico Letta ha in comune la linea di continuità con Draghi. Potrebbe quindi cambiare lo scenario e diventare possibile un’alleanza all’ultimo minuto con IV nel centrosinistra o al momento della formazione dell’eventuale Governo Pd?
È ancora un po’ presto. Molti di questi attori erano impreparati a questo scenario, lo eravamo tutti. Forse quelli minori contavano nella fine della legislatura per poter riassestare le proprie strategie. Vedo due possibilità di sbocco”;

Quali?
“Un piccolo campo largo sul centrosinistra composto dal Pd e dai piccoli partiti, in cui sarà difficile che possa entrarvi Conte. Poi un campo centrista, dove Tabacci, Toti e altri attori possono essere raggiunti sia da Renzi, che da Calenda che da Di Maio”;

Quale ruolo giocherà Di Maio in queste elezioni?
L’espressione di Di Maio di un fronte di unità nazionale, che sarebbe una somma di queste due aree, mi sembra un po’ difficile. In questo momento mi pare che lo scenario sia a due cartelli, centro e centrosinistra ed eventualmente potrebbe essere possibile un’alleanza di Governo dopo le elezioni”;

Il Movimento 5 Stelle ha ancora un futuro?
La storia ci insegna che in generale nella politica tutto si trasforma ma nulla si distrugge. Questi dieci anni di grillismo in Parlamento possono essere un esempio importante e Conte potrebbe riuscire a portare a casa un risultato che gli consenta di stare in Parlamento, con un eventuale ruolo pilotale in caso di pareggio tra le varie componenti. Obiettivamente già in corso di legislatura il M5S ha perso consenso. Non credo che Di Maio abbia acquistato gli elettori del Movimenti, perché i delusi si sono già proiettati verso altri partiti, prima la Lega poi FdI. Di Maio ha una sua base elettorale e penso che quello che è successo negli ultimi giorni possa avere ulteriormente indebolito il M5S”;

E se tornasse Di Battista?
“Certo, potrebbe tornare Di Battista, ma a quel punto i contiani potrebbero lasciare il partito. Credo che sarà molto difficile per i 5 Stelle raggiungere una percentuale in doppia cifra. Anche se non spariranno dalla scena credo che ormai siano destinati a un ruolo secondario”.