Crisi di Governo, prof Villone a iNews24: “Draghi potrebbe decidere di dimettersi in seguito, con voto in primavera”

"Certamente è Draghi che sta decidendo se fidarsi o meno delle forze politiche che siedono in Parlamento, perché è palese che si fida poco di alcuni di loro", aggiunge il costituzionalista.

Massimo Villone - Foto di Ansa Foto
Massimo Villone – Foto di Ansa Foto

Ai microfoni di iNews24, l’analisi di Massimo Villone, costituzionalista, professore emerito di Diritto Costituzionale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e senatore dell’area di centrosinistra dal 2004 al 2008, sul voto di fiducia di oggi del Senato al premier Mario Draghi.

Professore, ci aiuta a fare un’analisi del discorso di Mario Draghi al Senato?
Il discorso di Draghi mi sembra abbastanza chiaro: se ci si aspettava che facesse delle concessioni, sostanzialmente non ne ha fatte. Ha riaffermato la linea e ha fatto una rivendicazione puntuale e anche piuttosto puntigliosa dell’azione di Governo, con citazioni specifiche sui punti dolenti che hanno destato maggiore difficoltà”;

Ha fatto un appello a partiti e parlamentari…
Da questo punto di vista ha ribadito nella sostanza la sua posizione, rimandando la palla ai dubbiosi. Soprattutto, quando, chiedendo un nuovo patto, ha affermato:”La risposta non dovete darla a me ma agli italiani”, il suo discorso non è suscettibile ad interpretazioni”;

Riferendosi al nuovo patto di fiducia, ha chiesto al Senato più volte: “Siete pronti?”
Ha elencato anche alcuni punti sui quali il Governo si vorrà impegnare, come la riforma del sistema dei medici di base, l’autonomia differenziata eccetera. Ha affermato che serve un Governo forte e coeso, e un Parlamento che lo accompagni con convinzione. Quindi mi pare che da questo punto di vista non abbia mollato la presa”;

Cosa potrebbe accadere oggi, al momento del voto di fiducia al Senato?
Secondo me vanno considerate due cose. La prima è che c’è una partita a scacchi tra due forze politiche: in questo momento i dubbiosi sono essenzialmente nella Lega e nel Movimento 5 Stelle. Adesso però il “cerino acceso” è ancora nelle mani dei 5S. Non so se la Lega voglia fare un grande regalo a Conte prendendosi il “cerino” acceso. Vedremo nelle prossime ore come evolverà la situazione del voto.

Qual è la seconda cosa?
“La seconda cosa è che Draghi ha varie opzioni e molto dipende anche dalla sua scelta. Può accettare per esempio, che qualcuno abbandoni i 5 Stelle e si orienti verso la fiducia. Pare che un certo numero di senatori grillini voterà comunque la fiducia. Draghi potrebbe accontentarsi di questo e accettare il patto chiudendo la partita. Oppure potrebbe decidere, pur avendo la fiducia, di non accettare il nuovo patto e dimettersi lo stesso. Infine, c’è un’altra opzione, che ancora non si vede”;

Quale?
Draghi, alla luce dell’incertezza del nuovo patto che emergerebbe, potrebbe decidere di non dimettersi adesso. Potrebbe quindi, restare ora per mettere in sicurezza Pnrr e legge di bilancio e non appena possibile, dimettersi di nuovo”;

Un Governo a tempo?
Sì, un Governo a tempo. Potrebbe non dimettersi adesso, ma rinnovare le dimissioni dopo aver portato a termine i punti in agenda e a quel punto, lo sappiamo, Mattarella scioglierà. Si può quindi prospettare uno scioglimento a gennaio, con voto tra febbraio e marzo, dopo aver messo in sicurezza i risultati da conseguire. Quello che sarà, dipenderà quindi, sia dalla dialettica interna tra le forze politiche in vista di una responsabilità che cadrà su qualcuno. Oggi potrebbe ricadere su Conte e dubito che Salvini voglia prendersela. Sia da quello che Draghi vorrà fare”;

Sembra che ci sia stato un “rovesciamento” delle parti: non più un Parlamento che dà la fiducia al presidente del Consiglio, ma viceversa.
Certamente è Draghi che sta decidendo se fidarsi o meno delle forze politiche che siedono in Parlamento, perché è palese che si fida poco di alcuni di loro. La norma scritta dice che sono le Camere a dare fiducia al Governo, ma ciò che accade davvero è che abbiamo un presidente del Consiglio che dà la fiducia ai parlamentari: le meraviglie della politica vera, che succede tutti i giorni”;

Se ottenesse la fiducia, in quale caso si potrebbe parlare di un Draghi bis?
Non so se sia il caso di parlare di un Draghi bis. Se si andasse avanti, quello che potrebbe accadere è più un rimpasto. Potrebbe succedere che qualche ministro lasci il Governo e da parte dei 5 Stelle c’è già stata qualche indicazione in questo senso. Ma questo si potrebbe affrontare con un rimpasto dopo un voto di fiducia, non necessariamente con un cambio formale del Governo. Tecnicamente non avremmo un Draghi bis. Una crisi formale, con la consultazione da Mattarella, è poco probabile. Se arrivassimo a questo si andrebbe allo scioglimento anticipato”;

In questi giorni dalla società civile sono arrivate tante richieste a Mario Draghi di restare al Governo. E lo ha affermato anche il premier durante il suo discorso al Senato: “Se sono qui è solo perché gli italiani lo hanno chiesto”. 
Le posso dire la mia sensazione. Il Governo Draghi non mi piace molto, perché essendo io di sinistra lo considero spostato a destra. Ma considero un errore le dimissioni oggi e la fine anticipata della legislatura. Effettivamente è un problema oggettivo affrontare, senza un Governo o con uno limitato al disbrigo degli affari correnti, dopo la pandemia, la guerra in Ucraina, la legge di bilancio, la chiusura di una fase del Pnrr. Si può non condividere parte delle scelte fatte, ma non si può pensare di non avere un Governo. E sembra che questa sia la posizione di molti cittadini. Non è che ci siano limiti formali. Un Governo, anche con gli affari correnti, può emanare un decreto legge, ma il problema è che tutto si rallenta e l’azione dei poteri pubblici diventa una palude. Penso che non sia un bene per il Paese, a prescindere dalla mia posizione personale”.