Tassisti, Speziali (Uritaxi) a iNews24: “Il mezzo della delega non è adeguato, ma pericoloso”

"Alcuni organi di informazione, durante le manifestazioni, hanno diffuso alcuni articoli nocivi per la nostra categoria mentre noi cercavamo di rivendicare i nostri diritti", afferma il delegato regionale del Lazio del sindacato Uritaxi.

Taxi (archivio) - Foto di Ansa Foto
Taxi (archivio) – Foto di Ansa Foto

Ivo Speziali, delegato regionale del Lazio del sindacato Uritaxi, ai microfoni di iNews24 spiega le ragioni della protesta dei tassisti in tutta Italia contro l’articolo 10 del ddl concorrenza, dopo un post pubblicato sui social (qui l’articolo).

Lei ha affermato che il racconto fatto dagli organi di informazione sulla protesta dei taxi è sbagliata. Perché?
Alcuni organi di informazione, durante le manifestazioni, hanno diffuso alcuni articoli nocivi per la nostra categoria mentre noi cercavamo di rivendicare i nostri diritti nell’ambito di un contesto molto complesso da capire. Molte volte abbiamo cercato di chiarire la nostra posizione e purtroppo alcuni messaggi sembrano non essere passati”;

Cosa, in particolare, secondo lei non è passato?
L’articolo 10 nello specifico, trattandosi di una legge delega, consegna una sorta di “foglio in bianco” al governo che, attraverso questo metodo potrebbe stravolgere il quadro normativo attuale, che in merito è preciso. L’ultima riforma del settore risale al 2019 e aveva riorganizzato in modo organico e condiviso la normativa di settore, coinvolgendo taxi e noleggio con conducente (ncc). Poi demandava l’attuazione della stessa a decreti interministeriali che non sono mai stati emessi, perché il governo è caduto”;

Poi è arrivato il ddl concorrenza.
In barba a questo percorso che era già stato faticoso a suo tempo, ci siamo visti inseriti nel ddl concorrenza in maniera anche immotivata. Le riforme del nostro settore non sono vincolanti per ciò che concerne i fondi europei e soprattutto riteniamo che il mezzo della delega non sia adeguato, ma pericoloso”;

Quali sono le vostre richieste?
Non è stato compreso che noi abbiamo già partecipato a un percorso su una riforma, quindi ci siamo sentiti anche traditi. In secondo luogo, non temiamo la concorrenza in senso assoluto, ma chiediamo le stesse regole nello stesso mercato. Quindi non è possibile dare dei vantaggi a determinati operatori a scapito di altri. Mi riferisco a noi che abbiamo una serie di vincoli, trattandosi di servizio pubblico”;

Di cosa vi siete sentiti accusati?
Ci si è soffermati su comportamenti scorretti di qualcuno degli operatori dei taxi, che è una categoria ampissima e non è possibile fare di tutta l’erba un fascio. Abbiamo ampiamente dimostrato di essere al passo con i tempi per quanto riguarda applicazioni, pagamenti digitali, pos a bordo ecc. Ci vengono rimproverati comportamenti marginali in modo approssimativo. Dietro a un tassista c’è una famiglia, un lavoratore e non è possibile elevare alla massa i comportamenti di pochi”;

Ad esempio?
Noi abbiamo sempre chiesto a Roma controlli e anche che vengano incrementati, affinché appunto le persone che operano al di fuori delle regole siano punite, perché rovinano la reputazione di chi opera nel modo giusto”;

Può spiegare il ruolo di Uber nella vostra protesta?
Il problema con Uber è che cerca di rimuovere determinate leggi dei vari Paesi in cui opera. Qui in Italia cerca di trovare la totale parificazione tra servizio taxi ed ncc, che sono distinti e complementari e dovrebbero rispondere a esigenze diverse. Non possiamo fare tabula rasa rendendoli pari e anche conservando dei vincoli per gli operatori pubblici. Questa è la prima cosa che ci spaventa”;

Ce n’è una seconda?
Opera con algoritmi che non sono così positivi per l’utenza. Non rappresentano una tutela per loro. A Roma, come in tutte le altre città italiane, abbiamo una tariffa amministrata dai Comuni, che è la stessa in tutti i momenti della giornata e cambia esclusivamente ad esempio, se si prende un taxi la domenica o la sera, ma sempre secondo regole comunali. Gli algoritmi invece, variano a seconda della richiesta del servizio. Ad esempio qui a Roma, mentre scioperavamo, la tariffa di Uber, che continua comunque a operare al di fuori delle regole, ha raggiunto una cifra di circa 200 euro per andare all’aeroporto di Fiumicino. Con la tariffa amministrata invece, il costo è di 50 euro. Quindi questi pericoli spesso non vengono portati all’occhio di tutti”.