Strage di Via D’Amelio, nessuna condanna per i poliziotti accusati di depistaggio: le parole di Maria Falcone

"La prescrizione è sempre una sconfitta per la giustizia che, specie in processi tanto delicati, evidentemente non è riuscita ad agire con celerità che avrebbe dovuto avere", ha affermato Maria Falcone. 

Maria Falcone - Foto di Ansa Foto
Maria Falcone – Foto di Ansa Foto

Premesso che tutte le sentenze vanno rispettare e che, soprattutto in casi così complessi, è fondamentale leggere le motivazioni, come sorella di Giovanni Falcone e come cittadina italiana, provo una forte amarezza perché ancora una volta ci è stata negata la verità piena su uno dei fatti più inquietanti della storia della Repubblica”. 

Sono le parole di Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia nella strage di Capaci, in merito alla sentenza emessa ieri, martedì 12 luglio, dal Tribunale di Caltanissetta, nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio.

Accuse prescritte per due poliziotti, assolto il terzo

Il Tribunale ha dichiarato prescritte le accuse contestate a Mario Bo e Fabrizio Mattei, due dei tre poliziotti indagati per aver depistato le indagini. Erano a processo per calunnia aggravata dall’aver favorito la mafia. Proprio il decadimento di questa circostanza ha permesso di prescrivere il reato. Assolto il terzo imputato Michele Ribaudo: nel suo caso, secondo i giudici, “il fatto non sussiste”. 

I poliziotti avrebbero costretto anche con la violenza, personaggi come Vincenzo Scarantino, piccolo pusher senza legami con la mafia, di autoaccusarsi della strage e a incolpare persone estranee all’attentato costato la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta nel 1992.

Il processo, iniziato nel 2018, è andato avanti con 100 udienze. L’accusa ha chiesto la condanna a 11 anni e 10 mesi di carcere per Mario Bo e 9 anni e 6 mesi per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo.

“La prescrizione è una sconfitta per la giustizia”

La prescrizione è sempre una sconfitta per la giustizia che, specie in processi tanto delicati, evidentemente non è riuscita ad agire con celerità che avrebbe dovuto avere”, ha aggiunto Maria Falcone.

Dal dispositivo, che asserisce l’esistenza del depistaggio e la responsabilità di due dei tre imputati, emerge comunque la conferma dell’impianto della Procura di Caltanissetta che, con un lavoro coraggioso e scrupoloso, ha fatto luce su anni di trame e inquinamenti investigativi”, aggiunge la sorella del giudice, che conclude: “Questa sentenza arriva a una settimana dal trentesimo anniversario della strage di via D’Amelio che ancora una volta vedrà i familiari di Paolo Borsellino, ai quali esprimo tutta la mia vicinanza, in attesa della verità”.