Marmolada: altri resti emergono dalla zona del disastro

Entro questa sera è atteso l'esito del primo confronto tra il Dna dei resti delle vittime non ancora identificate.

Tragedia della Marmolada - Foto di Ansa Foto
Tragedia della Marmolada – Foto di Ansa Foto

Dal ghiacciaio della Marmolada sono emersi altri resti delle vittime del serracco crollato domenica 3 luglio. Gli operatori, nell’ambito di una ricognizione “vista e udito” sul posto, hanno ritrovato attrezzatura tecnica e resti organici.

Le ricerche sono ancora in corso e si stanno svolgendo sulla parte bassa della colata di ghiaccio, roccia e fango, inclusa la zona non ancora interessata dal sopralluogo ieri mattina. A dare la notizia è l‘Ansa.

Le vittime del disastro accertate, al momento, sono dieci. L’ultima è stata trovata ieri. 

Stasera l’esito degli esami del Dna

Entro questa sera è atteso l’esito del primo confronto tra il Dna dei resti delle vittime non ancora identificate. La squadra è composta da quattordici persone, tra cui due unità cinofile. Gli operatori sono stati trasferiti sul luogo del disastro dopo il briefing operatori che si è tenuto a Canazei, poco dopo le 5.

Come si svolgono le ricerche

Durante la notte le temperature sul ghiacciaio sono scese sotto lo zero, consolidando il ghiaccio e permettendo di estendere le operazioni fino alle 9.30 circa. Due vedette sono state poste ai margini della colata di fango, ghiaccio e roccia per controllare che non vi siano nuovi movimenti, mentre un elicottero in volo stazionario è pronto ad intervenire nel caso in cui sia necessario effettuare l’evacuazione rapida della squadra.

Le indagini sul crollo

Intanto si lavora per risalire alle cause del crollo. Secondo i ricercatori del gruppo di lavoro glaciologico-geofisico per le ricerche sulla Marmolada, l’apertura di un crepaccio all’interno del ghiacciaio ha separato il corpo glaciale in due unità. A ciò si aggiungono: l’aumento anomalo delle temperature che hanno influito sullo stato del ghiaccio; l’aumento della fusione con conseguente incremento della circolazione d’acqua all’interno del ghiaccio che può aver innescato una crescita dello stress sulle superfici di discontinuità; la fusione progressiva della fronte glaciale che ha fatto mancare sostegno alla massa sospesa.