Crollo Marmolada, Fiore (Sigea) a iNews24: “Non riusciremo a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, dobbiamo adattarci”

"Da anni non riusciamo a traferire il principio di consapevolezza e autoprotezione. Gli scenari a cui assistiamo oggi sono stati tracciati da diverso tempo dagli scienziati", aggiunge il geologo.

Antonello Fiore, presidente Sigea - Foto di Facebook
Antonello Fiore, presidente Sigea – Foto di Facebook

Anche se il crollo del seracco di ghiaccio avvenuto ieri sul ghiacciaio della Marmolada non era prevedibile, andava prevenuto: “Bisognava aumentare la consapevolezza che nelle aree montane si possono verificare fenomeni del genere anche in Italia e dobbiamo aspettarcene altri in futuro”. Ai microfoni di iNews24, il geologo Antonello Fiore, presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea), si dice preoccupato per gli effetti del cambiamento climatico: “Desidero che si faccia sempre più trasferimento di consapevolezza per l’adattamento”. 

Il crollo del ghiacciaio della Marmolada era un disastro prevedibile?
Eventi del genere in Italia non si sono mai verificati prima, quindi quello di ieri è stato inaspettato. Le alte temperature dei mesi scorsi e la mancanza di manto nevoso che protegge il ghiacciaio lasciavano pensare che probabilmente ci sarebbe stato un aumento della parte di ghiaccio che si sarebbe fuso”;

Quindi non era prevedibile ma andava prevenuto ugualmente?
“Anche se non era prevedibile, bisognava aumentare la consapevolezza che nelle aree montane si possono verificare fenomeni del genere anche in Italia e dobbiamo aspettarcene altri in futuro. Chi frequenta la montagna non è sprovveduto, si fa accompagnare da guide esperte. Non per questo però, in montagna non ci sono vittime. Alcune stime riportano dal 1985 al 2019, in inverno, 28 vittime all’anno. Ma un caso del genere non si era mai verificato”;

Dove vanno ricercate le cause?
Questo fenomeno rientra in quegli equilibri che si stanno modificando velocemente in seguito ai cambiamenti climatici. Le temperature non erano alte solo ieri, ma sono più alte da mesi. Gli effetti del cambiamento climatico riguardano la rottura molto veloce degli equilibri che si sono creati in natura in periodi molto lenti. Quello che abbiamo visto ieri nel caso del ghiacciaio franato è solo un aspetto. Altri effetti li vediamo in pianura, dove i fiumi sono senz’acqua, o sulla costa, dove ci sono problemi di sollevamento del livello del mare, quindi la salinizzazione delle falde costiere”;

Cosa potrebbe accadere?
Nel caso della siccità, l’acqua che non stiamo vedendo nei corsi d’acqua ritornerà con piogge violente. Le alte temperature aumentano l’evaporazione del Mar Mediterraneo, che è un hotspot per i cambiamenti climatici. Questa, nel momento in cui saturerà l’atmosfera e si incontrerà con le correnti del Nord, provocherà nubifragi. Nei prossimi mesi quindi, ci saranno conseguenze che rientrano tutte degli effetti del cambiamento climatico a cui dobbiamo adattarci”;

Adattarci come?
I cambiamenti climatici si affrontano su due aspetti. Il primo è la mitigazione: capirne le cause e agire per fermarle. In un’ipotesi ottimista, dovremmo fare in modo che la temperatura torni a quella degli anni Cinquanta. Ma questo non si verificherà. L’altro aspetto ci riguarda più da vicino ed è sviluppare la consapevolezza dell’adattamento. Dobbiamo prepararci a questi effetti ed evitare che ricadano sulla nostra vita”;

Quali sono le soluzioni?
L’adattamento è su vari temi. Nel caso della siccità, dovremmo intervenire sulle reti idriche per recuperare il 40% dell’acqua che perdiamo (come dicono i dati Istat). Oppure dobbiamo recuperare l’acqua dei depuratori e riutilizzarla in agricoltura, stoccare i laghetti collinari ed adattare l’agricoltura. Ad esempio, se una zona ha una disponibilità idrica incompatibile con un determinato tipo di coltura di quel periodo, bisogna cambiare coltura e mettere i terreni a riposo. Nel caso degli allagamenti urbani invece, bisogna fare la manutenzione dei tombini, potenziare la rete di drenaggio per lo smaltimento delle acque piovane, ridurre il consumo del suolo”;

Sulla Marmolada resta una parte di ghiaccio a rischio crollo. Come va messa in sicurezza l’area?
Quell’area avrà una sua evoluzione naturale. Quindi se le temperature aumenteranno, verrà giù anche l’altro pezzo di ghiaccio”;

Non sarà possibile fare escursioni lì?
Si individueranno aree più sicure per continuare a fare le escursioni. Questo implica che va rafforzato il rapporto tra enti di ricerca e istituzioni per monitorare i dati e gestire meglio il territorio per prevenire o ridurre pericoli per gli escursionisti. Il turismo sportivo e ambientale va sostenuto in sicurezza. Su tutto l’arco alpino, sopra i 2.500 metri di quota, ci sono circa 25-30 stazioni di monitoraggio, proprio perché sono in corso cambiamenti climatici. Queste ultime vanno incrementate per avere un quadro più completo, che può cambiare anche di valle in valle”;

Lei è preoccupato per quello che sta accadendo nelle ultime settimane, dal crollo dei ghiacciai, alla siccità?
Sono preoccupato perché da anni non riusciamo a traferire il principio di consapevolezza e autoprotezione. Gli scenari a cui assistiamo oggi sono stati tracciati da diverso tempo dagli scienziati, che hanno sempre detto che gli effetti del cambiamento climatico difficilmente si riusciranno a fermare. Il clima del Nord Europa è condizionato dalle correnti del Golfo del Messico, che potrebbero essere modificate presto in seguito allo scioglimento dei ghiacciai. Se queste cambiano, il clima del Nord Europa cambierà e probabilmente sarà confrontabile con quello del Canada. Una volta che si innescano questi meccanismi, difficilmente si riescono a contenere. La preoccupazione c’è e non credo che riusciremo a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Desidero che si faccia sempre più trasferimento di consapevolezza per l’adattamento”.