Crollo della Marmolada, Barbante (Cnr) a iNews24: “Questa tragedia deve insegnarci che i bollettini vanno puntualmente aggiornati”

"Per quanto riguarda i ghiacciai delle zone alpine, abbiamo già ipotecato il nostro futuro, anche se domani smettessimo di emettere gas climalteranti come il metano o l'anidride carbonica in atmosfera", aggiunge.

Carlo Barbante - Foto di Twitter
Carlo Barbante – Foto di Twitter

“Adesso sono tutti abili a dire che la salita in montagna andava interrotta, ma non era un evento chiaro e il pericolo era nascosto: si è accumulato giorno dopo giorno”. Carlo Barbante, direttore dell’Istituto di Scienze Polari del Cnr e professore ordinario dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ai microfoni di iNews24, sul crollo della Marmolada, afferma: “Questa tragedia dovrebbe insegnarci che i bollettini vanno aggiornati puntualmente”.

Il crollo del serracco di ghiaccio avvenuto ieri sulla Marmolada era prevedibile?
No. Quelli come questo sono eventi estremi  come i terremoti, che si sa che avverranno ma non si sa esattamente quando. La tragedia avvenuta ieri si inserisce in un contesto di cambiamento globale di riscaldamento molto rapido della nostra atmosfera”;

Non era prevedibile, ma sarebbe stato possibile prevenirlo?
Durante l’inverno abbiamo a disposizione bollettini sulle valanghe molto puntuali e ben fatti che ci dicono, ad esempio, quanto è alto il pericolo di incorrere in una valanga in certi pendii, in seguito alla quantità di neve caduta al suolo e delle condizioni meteo. Allo stesso modo, in alcuni casi come eventi siccitosi di elevata temperatura anche in quota, sarebbe bene avere informazioni sui rischi e pericoli che si corrono per andare in montagna”; 

Questo evento è una conseguenza del cambiamento climatico?
Noi non possiamo attribuire questo specifico evento al cambiamento climatico che ormai va avanti da decenni. È chiaro che uno degli effetti è l’aumento della frequenza di eventi estremi, come forti precipitazioni e le ondate di calore di questo tipo. Le conseguenze di queste ultime possono essere eventi come il crollo del ghiacciaio della Marmolada”;

Com’è avvenuto il crollo del serracco?
A volte si hanno fenomeni di questo tipo in cui la fusione porta alla lubrificazione dell’interfaccia tra il ghiacciaio e la roccia. Enormi quantità di acqua caricano le cavità interne dei ghiacciai. Queste masse che si trovano su un piano inclinato, partono e creano enormi tragedie come quella di ieri. La sfortuna è stata che sia avvenuta di domenica pomeriggio intorno alle 14.45, quando c’era moltissima gente”;

Come si possono fermare gli effetti del cambiamento climatico?
Per quanto riguarda i ghiacciai delle zone alpine, abbiamo già ipotecato il nostro futuro, anche se domani smettessimo di emettere gas climalteranti come il metano o l’anidride carbonica in atmosfera. I modelli dicono che questo declino drammatico andrà avanti per i prossimi trent’anni. È chiaro che a trent’anni da adesso, la tendenza potrebbe essere almeno mitigata e un po’ conservata. Non dico invertita, perché ormai i ghiacciai sono in forte disequilibrio. Ma ormai, come ho detto, il futuro è ipotecato e stiamo subendo adesso quello che abbiamo immesso nell’atmosfera negli anni”;

Possiamo ridurre i danni?
Si devono ridurre immediatamente le immissioni di gas serra nell’atmosfera, proprio perché dobbiamo interrompere questo trend di riscaldamento globale. Ma ci sono alcuni comparti come i ghiacciai, che non reagiscono immediatamente. Si comporteranno in base alla concentrazione di gas serra nell’atmosfera, che è già sopra la soglia di non ritorno per molti ghiacciai”;

Sulla Marmolada resta una parte di ghiaccio molto grande a rischio crollo. È possibile mettere in sicurezza la zona?
Una massa così grande difficilmente può essere messa in sicurezza. Andrebbe congelata all’istante ma è impossibile. Credo che ci saranno altri crolli, se non quest’anno in quelli a venire. Fondere in questa maniera pian piano fino ad arrivare a dei crolli, è il destino dei nostri ghiacciai. Quest’anno abbiamo già avuto un crollo sul Gran Combin alla fine di maggio”;

È possibile che in caso di forti piogge aumenti il rischio crollo della restante parte di ghiaccio?
Sicuramente. Abbiamo già visto che il caldo porta alla fusione superficiale e a far percolare l’acqua negli strati più profondi. Allo stesso modo, anche se piove, l’acqua entra negli strati profondi, lubrifica l’interfaccia tra ghiaccio e roccia e questo può rendere il sistema instabile”;

Lei consiglierebbe di continuare a fare escursioni lì?
La Marmolada è molto grande, ci sono altre vie di accesso alla vetta. È chiaro che quella, attualmente, è una zona di grandissima instabilità. Quelle persone sono state travolte molto più in basso del crollo, erano molto lontane. Era difficilmente prevedibile. Adesso sono tutti abili a dire che la salita in montagna andava interrotta, ma non era un evento chiaro e il pericolo era nascosto: si è accumulato giorno dopo giorno. Questa tragedia dovrebbe insegnarci che i bollettini vanno aggiornati puntualmente”;

Un altro tema discusso in queste settimane è la siccità, conseguenza, come lo scioglimento dei ghiacciai, dell’aumento delle temperature. C’è una soluzione?
La soluzione è il risparmio. L’acqua potabile va usata con giudizio. Quest’anno nelle Alpi orientali le precipitazioni sono state in media la metà rispetto agli ultimi trent’anni. A ciò si aggiunge la scarsa copertura nevosa primaverile. Di solito quello che è avvenuto ora si vedeva a settembre: siamo avanti di due mesi come stagione”.