Chi sono gli ex terroristi a cui la Francia ha negato l’estradizione in Italia

Erano stati arrestati nell'ambito dell'operazione Ombre rosse ad aprile 2021. Le motivazioni della sentenza si conosceranno nei prossimi giorni e la decisione potrà essere impugnata dalla Procura Generale francese.

Parigi nega l'estradizione degli ex terroristi in Italia - Foto di Ansa Foto
Parigi nega l’estradizione degli ex terroristi in Italia – Foto di Ansa Foto

Il fondatore di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, ritenuto il mandante dell’omicidio Calabresi, Sergio Tornaghi della colonna Walter Alasia, fino a Narciso Manenti, condannato all’ergastolo per l’omicidio a Bergamo dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri.

Sono alcuni dei terroristi degli Anni di Piombo: gli anni più difficili per Milano e per l’Italia, ricordato per il terrorismo e gli attentati in strada. Sono dieci in totale e la Chambre de l’Instruction della Corte di Appello di Parigi ha deciso di negargli l’estradizione richiesta dall’Italia. Erano stati arrestati nell’ambito dell’operazione Ombre rosse ad aprile 2021. Le motivazioni della sentenza si conosceranno nei prossimi giorni e la decisione potrà essere impugnata dalla Procura Generale francese.

Oltralpe si sono rifatti una vita tra lavoro e famiglia.

Chi sono gli ex terroristi

Giorgio Pietrostefani oggi ha 78 anni, è abruzzese, da giovane era un promettente tennista e ha avuto incarichi da dirigente in aziende prestigiose. Il suo è il nome più noto, perché legato all’omicidio del commissario Luigi Calabresi. È stato condannato in Italia come il mandante di quel delitto. In Francia ha sempre lavorato e condotto “la vita discreta di un vecchio uomo e nonno”, come ha raccontato il suo amico ed ex leader di Lotta Continua Adriano Sofri. Di recente ha subito un trapianto al fegato. A Parigi ha incontrato Mario Calabresi, figlio di Luigi, ma dell’incontro non è mai stato svelato il contenuto.

Narciso Manenti ha 64 anni. Anche lui ha una famiglia e lavora come giardiniere. È ritenuto colpevole dell’omicidio a Bergano, a marzo 1979, dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri, che fu ucciso a 50 anni davanti al figlio 14enne in uno studio medico dove aveva fatto irruzione per sequestrare un medico che prestava servizio agli Istituti penitenziari di Bergamo.

Marina Petrella, oggi 67enne, è una delle due donne coinvolte nell’operazione ed ex Br. In base alle condanne è responsabile dell’omicidio del generale Galvaligi. Oggi lavora per un’associazione che si occupa degli anziani. Dopo aver sposato l’ex brigatista Luigi Novelli, partorì in carcere la sua prima figlio. Poi la fuga in Francia dove è diventata madre per la seconda volta da un’altra relazione. La sua prima figlia si è battuta per l’amnistia fin da quando nel 2008 l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy fermò l’estradizione di Petrella in Italia per “ragioni umanitarie”. In quel periodo era ricoverata.

Roberta Cappelli oggi ha 65 anni, e lavora come insegnante di sostegno per bambini disabili.

Giovanni Alimonti, 66 anni, è accusato del tentato omicidio di un vicedirigente della Digos. A Parigi ha lavorato come cameriere in un ristorante e come traduttore.

Anche Maurizio Di Marzio è un ristoratore. Oggi ha 67 anni e il suo nome è legato all’attentato al dirigente dell’Ufficio provinciale del collocamento di Roma Enzo Petrosi, nel 1981. Oltre che al tentato sequestro di Nicola Simone, vicecapo della Digos di Roma, il 6 gennaio 1982.

Nuova vita anche per Enzo Cavitti, molisano, che oggi ha 67 anni, per Sergio Tornaghi, condannato all’ergastolo per banda armata; Raffaele Ventura, 70enne, condannato per concorso morale nell’omicidio a Milano del vicebrigadiere Antonio Custra. E Luigi Bergamin, 73 anni, ex ideologo dei Pac che ideò l’omicidio del maresciallo Santoro e partecipò all’esecuzione di Sabbatin.

Ministra Cartabia: “Aspetto di conoscere le motivazioni”

Rispetto le decisioni della magistratura francese, che agisce in piena indipendenza. Aspetto di conoscere le motivazioni di una sentenza che nega indistintamente tutte le estradizioni. Si tratta di una sentenza a lungo attesa dalle vittime e dall’intero Paese, che riguarda una pagina drammatica e tuttora dolorosa della nostra storia”. Questo il commento della ministra della Giustizia Marta Cartabia.