Siccità, Mariani (Ispra) a iNews24: “Servono investimenti nella gestione delle infrastrutture dell’acqua”

"Viviamo già gli effetti dei cambiamenti climatici e dovremmo iniziare a gestire la risorsa idrica in maniera differente e sostenibile", afferma il ricercatore.

Stefano Mariani - Foto di Ansa Foto
Stefano Mariani – Foto di Ansa Foto

Da uno studio di Ispra è emerso che negli ultimi trent’anni (1991-2020) la disponibilità della risorsa idrica si è ridotta di circa il 19% rispetto al trentennio storico (1921-1950)”. Così, ai microfoni di iNews24, Stefano Mariani, ricercatore dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale”, sull’allarme siccità che in queste ultime settimane sta affrontando il Nord Italia. “Sono necessarie politiche sia per ridurre il gas serra sia per gestire la risorsa idrica in un’ottica di adattamento e sostenibilità” oltre che “investimenti” in infrastrutture. 

Cosa sta succedendo nel Nord Italia?
La situazione della crisi idrica è dovuta alla scarsità di precipitazioni che va avanti dall’inizio dell’anno. In alcuni territori del bacino del Po è cominciata alla fine dell’anno scorso. A ciò va aggiunto che l’attuale periodo è proprio quello in cui sono massime le esigenze per uso irriguo. Quindi, la scarsità di precipitazione ha da una parte abbassato il livello del Po, dall’altra ha notevolmente ridotto la disponibilità di risorsa. In contemporanea, c’è stato anche un ridotto apporto di neve durante l’inverno e quel poco che è scesa, si è fusa velocemente. Abbiamo assistito a un picco di portata, che ovviamente poi si è esaurita tornando a livelli più bassi”;

Ciò è collegato al cambiamento climatico?
Partiamo dal presupposto che la siccità è un fenomeno naturale. Abbiamo osservato però, che dagli anni Cinquanta ad oggi, è aumentata la percentuale del territorio nazionale coinvolta da eventi di siccità estrema su scala annuale a livello nazionale. Il cambiamento climatico ha sicuramente causato l’aumento degli estremi del ciclo idrologico, quindi la siccità da una parte e le alluvioni dall’altra”;

Ci sono già conseguenze sull’agricoltura.
A causa del perdurare del fenomeno si è ridotta la disponibilità della risorsa, quindi è diventato difficile soddisfare tutti i diversi usi. In una situazione di emergenza, va data la precedenza all’uso idropotabile e l’agricoltura va in secondo piano. Ciò diventa un problema per la produzione”;

Alcuni Comuni hanno già optato per il razionamento dell’acqua e le Regioni chiedono delle regole al Governo.
Sono operativi Osservatori distrettuali permanenti per gli utilizzi idrici composti da tutti i portatori di interessi locali e nazionali e stanno monitorando la situazione. Le Regioni di volta in volta hanno adottato misure che, essendosi prolungata la situazione, non sono più sufficienti. Si è arrivati all’emergenza che rende necessario il razionamento dell’acqua per gestire quella che resta”;

Come potrebbe essere risolta la situazione?
Viviamo già gli effetti dei cambiamenti climatici e dovremmo iniziare a gestire la risorsa idrica in maniera differente e sostenibile. Se non attuiamo politiche per ridurre il gas serra ci ritroveremo ad affrontare sempre più eventi di siccità. Da uno studio di Ispra è emerso che negli ultimi trent’anni (1991-2020) la disponibilità della risorsa idrica si è ridotta di circa il 19% rispetto al trentennio storico (1921-1950). Sono quindi necessarie politiche sia per ridurre il gas serra sia per gestire la risorsa idrica in un’ottica di adattamento e sostenibilità. Costruire nuovi invasi come suggeriscono alcune associazioni, creerebbe un impatto sull’impermeabilizzazione del suolo. Da una parte stoccheremmo l’acqua, dall’altra ridurremmo la ricarica delle falde, che sono un’altra fonte di approvvigionamento. La soluzione va pensata non solo per risolvere l’emergenza, ma anche in un più ampio contesto”;

Un altro modo per affrontare la situazione potrebbe essere il recupero dell’acqua piovana?
Tutte le politiche per recuperare l’acqua sono ottimali. Secondo una stima dell’Istat, dell’acqua prelevata per uso idropotabile se ne usa effettivamente solo il 60%, anche a causa di problemi nelle infrastrutture”;

Servono investimenti?
Servono investimenti e politiche nazionali, oltre che una visione a medio e lungo termine. L’obiettivo non deve essere risolvere l’emergenza, ma porre le basi per prevenirla. Dopo l’emergenza del 2017, cominciata al Nord ma che poi si estesa al resto d’Italia, si investì nelle infrastrutture. Adesso, grazie a quegli investimenti la situazione, in alcuni territori, è stata più gestibile. Quindi è chiaro che servono investimenti nel settore della gestione della risorsa idrica”.