Allarme siccità, Regioni costrette a muoversi prima del decreto del Governo

Il decreto del Governo è atteso nei prossimi giorni e dovrebbe contenere le prime misure per la riduzione degli sprechi come un razionamento dell'acqua che potrebbe portare anche a uno stop alla distribuzione durante la notte.

Allarme siccità (generica) - Foto di Ansa Foto
Allarme siccità (generica) – Foto di Ansa Foto

Allarme siccità: le Regioni italiane da settimane chiedono al Governo di istituire lo stato di emergenza. Nell’attesta, soprattutto al Nord, hanno cominciato a muoversi in ordine sparso adottando ordinanze e misure di razionamento.

Ieri, in occasione della Conferenza delle Regioni, i governatori hanno ribadito la necessità di attuare regole condivise. Resta ancora da incontrare i rappresentanti dell’esecutivo, e il Capo della Protezione civile Fabrizio Curcio.

È possibile che vengano chiesti più fondi, inclusi quelli del Pnrr, per la realizzazione di nuovi invasi. Il decreto del Governo è atteso nei prossimi giorni e dovrebbe contenere le prime misure per la riduzione degli sprechi come un razionamento dell’acqua che potrebbe portare anche a uno stop alla distribuzione durante la notte.

Emergenza siccità: il provvedimento in Emilia Romagna

Il primo decreto è già arrivato in Emilia Romagna ieri, martedì 21 giugno, dove il presidente Stefano Bonaccini ha firmato la dichiarazione dello stato di emergenza regionale. La decisione è stata condivisa dalla cabina di regia sulla crisi idrica. “La situazione è molto complessa, ma in questo momento nella nostra regione non abbiamo ancora un livello di allarme tale da mettere in discussione l’idropotabile”, ha affermato l’assessore regionale all’Ambiente Irene Pirolo.

Sempre in Emilia Romagna già da oggi tutti i Comuni sono invitati a emettere ordinanze per ridurre l’utilizzo dell’acqua.

Lombardia, Piemonte, Veneto e Toscana

La Lombardia per il momento resiste: “Per adesso non si parla ancora di razionamento per usi civili – ha affermato il presidente della Regione Attilio Fontana – per ora stiamo intervenendo per risolvere il problema dell’uso agricolo”. 

In Piemonte gli invasi sono al minimo storico, con una riduzione media fino al 50%. Le acque del Po non sono mai state così basse negli ultimi 70 anni. In Veneto l’emergenza si fa sentire soprattutto a Verona, dove 40 Comuni hanno già avviato il razionamento dell’acqua.

In Toscana il presidente Eugeni Giani sta vagliando lo studio di una legge regionale per la realizzazione di bacini, invasi e punti di raccolta acqua sia per fini agricoli che per usi civili.