Massimo Bochiccio, è giallo sulla morte del broker: le ipotesi in campo

L'ipotesi più accreditata, al momento, è che il broker dei vip abbia perso il controllo della moto a causa di un malore. L'impatto avrebbe causato l'esplosione.

Massimo Bochicchio - Foto di Ansa Foto
Massimo Bochicchio – Foto di Ansa Foto

È giallo sulla morte di Massimo Bochicchio, il broker trovato carbonizzato in via Salaria a Roma con la sua moto, durante un permesso per uscire dagli arresti in casa. I pubblici ministeri di Piazzale Clodio hanno aperto un’indagine e predisposto l’autopsia al corpo. Se necessario verrà svolto anche il test del dna perché il cadavere di Bochicchio è completamente carbonizzato.

Le ipotesi al vaglio degli inquirenti

I dubbi da chiarire riguardano la dinamica del tragico incidente, avvenuto pochi giorni prima della deposizione in Tribunale, nell’ambito di un processo che lo vedeva imputato per aver sottratto circa 300 milioni di euro a personaggi dello spettacolo e del calcio.

L’ipotesi più accreditata, al momento, è che il broker dei vip abbia perso il controllo della moto a causa di un malore. L’impatto avrebbe causato l’esplosione. Ma non si esclude, dopo aver sentito alcuni testimoni, che sia avvenuto il contrario: che la moto cioè, sia esplosa e solo dopo sia finita contro il muro.

Chi era Massimo Bochicchio

Bochicchio, dopo una latitanza tra Hong Kong e Singapore, era stato espulso da Giacarta, in Indonesia, e fatto rientrare in Italia il 17 luglio 2021 sotto la stretta dell’Interpol. Avrebbe raccolto attraverso la società Kidman Asset Management e Tiber Capital che guidava Londra, “cospicui capitali”. Soldi che avrebbe dirottato in investimenti tra “Singapore, Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti, promettendo alti rendimenti” e cercando di “occultare o ostacolare l’identificazione degli effettivi beneficiari delle somme”, investite con strumenti ad “alto rischio”, scrive Ansa.

Gli sono stati sequestrati beni per 70 milioni di euro, una casa a Cortina, ma nessuna delle 34 persone che lo hanno denunciato ha ancora visto un risarcimento. Tra loro, l’ex calciatore Patrice Evra, l’attaccante Stephan El Shaarawy, o i procuratori Federico Pastorello e Luca Bascherini oppure ambasciatori come Raffaele Trombetta. Tutti gli avrebbero affidato soldi col miraggio di buoni guadagni.