Fallisce il referendum sulla giustizia: al voto circa il 20,9% dei cittadini

Il referendum abrogativo potrebbe essere visto "inutile" dai cittadini, perché talora in passato, nonostante il loro voto, sono stati introdotti provvedimenti legislativi che non rispettavano l'esito del referendum. 

Seggio elettorale (generica) - Foto di Ansa Foto
Seggio elettorale (generica) – Foto di Ansa Foto

Secondo i dati definitivi del Viminale, non è stato raggiunto il quorum per il referendum sulla giustizia. Il giorno del voto era ieri, domenica 12 giugno e si è recato alle urne il 20,9% degli aventi diritto al voto. Avanti il sì a tutti i cinque quesiti.

L’affluenza quesito per quesito

Al primo quesito (l’incandidabilità dopo la condanna) l’affluenza è stata del 20,95%. Al secondo quesito (limitazione delle misure cautelari) ha votato il 20,93%. Al terzo quesito (separazione funzioni dei magistrati) l’affluenza è stata del 20,92%. Al quarto quesito (membri laici nei consigli giudiziari) ha votato il 20,92% degli aventi diritto, mentre al quinto quesito (componenti togati del Csm) l’affluenza è stata del 20,92%.

Perché il referendum è fallito

Il referendum quindi, non è valido e i motivi potrebbero essere almeno tre. Il primo è la limitata risonanza mediatica dell’appuntamento al voto, previsto lo stesso giorno delle elezioni amministrative. I partiti si sono mobilitati poco, ad eccezione dei promotori, e gli elettori si sono dimostrati disinteressati, pur essendo a conoscenza della consultazione.

Il secondo motivo potrebbe essere la complessità dei cinque quesiti referendari, mentre il terzo potrebbe essere proprio la modalità del referendum abrogativo. Nell’Italia repubblicana ci sono state fino ad oggi 18 consultazioni, per un totale di 72 quesiti. Negli anni l’affluenza al voto è scesa sempre di più. Dal 1974 al 1995 si sono tenuti nove referendum, con un’affluenza poco superiore al 70%. Di questi, un solo appuntamento non è risultato valido (un quesito sulla caccia e uno sull’uso dei fitofarmaci in agricoltura).

Nel 1997 e nel 2000, hanno risposto alla chiamata il 30 e il 32% dei cittadini. Solo nel 2011 il quorum è stato superato, quando gli elettori dovevano rispondere a temi ritenuti importanti e di facile comprensione (dall’abrogazione della gestione privata dell’acqua, alle norme che consentivano la produzione di energia nucleare).

Il referendum abrogativo potrebbe essere visto “inutile” dai cittadini, perché talora in passato, nonostante il loro voto, sono stati introdotti provvedimenti legislativi che non rispettavano l’esito del referendum.