Salario minimo, Chiara Gemma (M5S) a iNews24: “Direttiva va recepita entro due anni”

"Deve essere chiaro che non accetteremo mai tagli sulla pelle dei più deboli, degli emarginati e della fascia della popolazione più fragile", afferma l'eurodeputata grillina.

Chiara Gemma, europarlamentare M5S
Chiara Gemma, europarlamentare M5S

Quella sul salario minimo approvata dall’Ue, “è una direttiva europea e va applicata nella sua interezza”. L’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Chiara Gemma interviene sul dibattito politico in corso in Italia sull’applicazione del salario minimo. “Le direttive sono vincolanti, vanno recepite entro due anni e se vengono traditi i principi, gli obiettivi e i criteri che contengono, può intervenire la Corte di Giustizia europea e il nostro Paese può rischiare di pagare persino una sanzione”.

Il salario minimo non verrà imposto all’Italia. Secondo lei il Governo italiano dovrebbe attuarlo?
I trattati non assegnano all’Unione europea il potere di fissare i salari, quindi chi lamenta l’assenza di un obbligo da parte di Bruxelles non sa di cosa parla. La direttiva europea invece, va applicata nella sua interezza e stabilisce alcuni criteri per la determinazione di salari dignitosi, equi e adeguati”;

Quali?
Questi parametri che, lo ricordo, vanno rispettati da tutti gli Stati europei compresa l’Italia, sono il 60% del salario mediano lordo nazionale e il 50% del salario medio lordo nazionale, due parametri OCSE riconosciuti a livello internazionale. Il terzo è che il salario minimo deve essere al di sopra della soglia di dignità valutata in funzione del potere d’acquisto calcolato sull’accesso ad un paniere di beni e servizi essenziali a prezzi reali, comprensivi di IVA, contributi di sicurezza sociale e servizi pubblici. In Olanda, per fare un esempio, l’attuale salario minimo fissato a 10.58 euro con questi criteri salirebbe a 14 euro all’ora. Grazie alla nostra azione, il cosiddetto opting out è stato scongiurato e quindi nessuno Stato potrà essere esentato dal recepire tutta o parte della direttiva”;

In Italia, la legge sul salario minimo è bloccata in Parlamento, perché?
Perché il nostro Paese fatica a fare passi avanti nel campo dei diritti sociali e civili. Non è una cosa nuova. Sono rimasta molto colpita dalle dichiarazioni di alcune europarlamentari della Lega che dopo l’annuncio dell’accordo sul salario minimo, anziché pensare ai tre milioni di lavoratori poveri presenti nel nostro Paese e alle loro famiglie, hanno dichiarato che questa direttiva non si applicherà all’Italia dimostrando, tra l’altro, scarsa conoscenza del diritto europeo. Le direttive sono vincolanti, vanno recepite entro due anni e se vengono traditi i principi, gli obiettivi e i criteri che contengono, può intervenire la Corte di Giustizia europea e il nostro Paese può rischiare di pagare persino una sanzione. Ma non sarà questo il caso. Sono convinta che questa direttiva sarà la miccia per accendere un faro di speranza nel nostro Paese. Dopo la legge sul reddito di cittadinanza approveremo quella sul salario minimo. Noi manteniamo le promesse“;

Anche il reddito di cittadinanza anima il dibattito politico italiano. Come potrebbe essere migliorato e come potrebbe essere affiancato al salario minimo?
Reddito e salario minimo sono due cose diverse, il primo rientra nel campo dei sussidi e ha l’obiettivo di accompagnare i cittadini a rientrare nel mondo del lavoro con dignità, il secondo invece contrasta la povertà lavorativa. L’Italia è l’unico Paese europeo in cui i salari nel decennio chiuso al 2020 sono scesi, un calo del 2,9% che si confronta con il +6,2% della Spagna, penultima in classifica. È urgente intervenire soprattutto adesso che il caro bollette e l’inflazione mordono il potere di acquisto degli italiani. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza noi abbiamo sempre detto di essere disponibili a discutere su come migliorarlo, in particolare per quanto riguarda il collegamento con le politiche attive del lavoro, ma deve essere chiaro che non accetteremo mai tagli sulla pelle dei più deboli, degli emarginati e della fascia della popolazione più fragile“.