Farnesina convoca l’ambasciatore russo Razov: il contenuto del colloquio

Durante il colloquio sarebbe emerso che il post pubblicato contro il sistema mediatico italiano non sarebbe stato prodotto in Italia, ma confezionato da Mosca, inviato a Roma e poi diramato dall'ambasciata.

Sergey Razov - Foto di Ansa Foto
Sergey Razov – Foto di Ansa Foto

L’ambasciatore russo Sergey Razov dovrà rivedere la sua prassi comunicativa se vorrà restare in Italia. In sintesi, è questo il contenuto emerso dalla riunione di ieri, lunedì 6 giugno, dopo la convocazione da parte della Farnesina e dal premier Mario Draghi.

Il segretario generale del Ministero degli Esteri Ettore Sequi ha respinto con fermezza le accuse di amoralità di alcuni rappresentanti delle istituzioni e media italiani, espresse in recenti dichiarazioni dal Ministero degli Esteri russo.

L’ultimatum della Farnesina a Razov

Sequi ha anche rigettato le insinuazioni sul presunto coinvolgimento dei media del nostro Paese in una campagna anti-russa. E ieri l’ultimatum: esiste una soglia di limite entro il quale il diplomatico dovrà restare in futuro. “La metamorfosi di un diplomatico in esponente politico non è contemplata in nessun Paese europeo”, è il succo del colloquio.

Il Governo italiano è pronto a ulteriori passi se si ripresenteranno “dichiarazioni al limite, parole gravi, espressioni calunniose inaccettabili” da parte del diplomatico, secondo la sintesi della vicenda che viene fatta da una delle persone che hanno gestito il dossier, scrive il Corriere della Sera.

Durante il colloquio, Razov ha dovuto rendere conto di diverse dichiarazioni ritenute gravi, rilasciate il giorno della Festa della Repubblica, il 2 giugno, altre contro i media e giornalisti italiani, accusati di fare disinformazione, e altre contro i politici italiani, dei quali è stata messa in dubbio “la moralità”. 

Il post contro il sistema mediatico italiano

Sequi ha chiesto conto a Razov di un post pubblicato contro il sistema mediatico italiano, ed è emerso che il contenuto non sarebbe stato prodotto in Italia, ma confezionato da Mosca, inviato a Roma e poi diramato dall’ambasciata.

Quello che ha colpito, scrive il Corriere, sarebbe stata la totale incapacità di Razov di dare spiegazioni. Secondo alcuni analisti, l’ambasciatore russo interpreta una parte che lo costringe ad avere questo comportamento per non essere richiamato a Mosca.