Salario minimo, Dessì (Cal) a iNews24: “lo contesteranno come il reddito di cittadinanza”

"Se vuole essere davvero la casa di tutti i popoli che la compongono, l'Europa metta delle regole fisse che prevedano che chi lavora guadagni in base al costo della vita", afferma il senatore.

Emanuele Dessì - Foto di Ansa Foto
Emanuele Dessì – Foto di Ansa Foto

Il reddito minimo dovrebbe essere visto come l’inizio di un cambiamento che investa tutto il sistema del rapporto tra mondo del lavoro, società reale e mondo produttivo”. Invece, “com’è accaduto con il reddito di cittadinanza e il decreto dignità, si dà la stura a contestazioni successive e anche la possibilità ad alcuni personaggi di rendere risibile il provvedimento stesso, con comportamenti assolutamente illegittimi e vergognosi sotto certi punti di vista”. Ai nostri microfoni, il senatore Emmanuele Dessì, (Cal), sul salario minimo. 

Mentre l’Ue è a un passo dall’accordo politico sulla direttiva per il salario minimo, il governo Draghi è diviso. Il disegno di legge è fermo in Parlamento. Perché?
La legge è bloccata in Parlamento perché è stato un cavallo di battaglia prima delle forze di sinistra, poi recuperato dal Movimento 5 Stelle e sempre boicottato da tutti. Dal Pd in primis perché quando fu proposta c’era il governo giallo-verde con la Lega e fu fatta opposizione. Adesso è bloccata dalle forze di destra per motivi ideologici”;

Secondo lei dovrebbe il salario minimo dovrebbe essere attuato?
La mia opinione è che è una legge sacrosanta. Il problema è l’approccio completamente sbagliato, superficiale e non sistematico, come succede spesso quando si tratta di norme a favore delle fasce più fragili. Il salario minimo dovrebbe essere pensato come l’inizio di una riforma del lavoro in tutti i sensi. Invece, com’è accaduto con il reddito di cittadinanza e il decreto dignità, si dà la stura a contestazioni successive e anche la possibilità ad alcuni personaggi di rendere risibile il provvedimento stesso, con comportamenti assolutamente illegittimi e vergognosi sotto certi punti di vista”;

Il dibattito in corso sul salario minimo non ha riguardato solo la politica.
In questi giorni ho assistito a comunicazioni scandalose da parte di personaggi che, al contrario, dovrebbero garantire il tenore di vita dignitoso dei lavoratori italiani. A partire da Visco di Bankitalia per finire con Brunetta. È incredibile puntare tutta l’attenzione sul blocco della crescita dei salari mentre in tutto il mondo si cresce e al contrario, permettere, senza controlli, che aumentino il costo dei servizi, dei beni di prima necessità e delle materie prime”;

Il salario minimo è davvero “contro la nostra storia culturale di relazione industriale”, come ha affermato il ministro Brunetta?
Sarà contro la sua. Non so di quale storia parli Brunetta, ma la mia storia personale di lavoratore nasce da un meccanismo fantastico che è stato abolito, della scala mobile. Se fosse per me riproporrei questo sistema da domani. Gli stipendi degli italiani non aumentano dal 2000 e sono parametrati a un mondo che non esiste più. Oggi se in famiglia non lavorano tutti, non si mangia neanche. Quindi un problema ci sarà, e spero che Brunetta l’abbia notato”; 

La questione del salario minimo non è l’unica. C’è il dibattito in corso sull’abolizione del reddito di cittadinanza e sul taglio del cuneo fiscale.
Sono tutte questioni che si rifanno allo stesso problema. Per questo prima ho affermato che il reddito minimo dovrebbe essere visto come l’inizio di un cambiamento che investa tutto il sistema del rapporto tra mondo del lavoro, società reale e mondo produttivo. Il reddito di una persona permette al singolo o al suo nucleo familiare di sostenersi in maniera completa. Il problema politico dovrebbe essere che tutti possano, dal primo all’ultimo giorno del mese, di vivere senza preoccupazioni o farsi mantenere dai nonni”;

Quale decisione si aspetta dall’Europa?
Non mi sono mai aspettato nulla dall’Europa. Noi dovremmo garantire ai nostri concittadini un tenore di vita sempre più alto. Se vuole essere davvero la casa di tutti i popoli che la compongono, l’Europa metta delle regole fisse che prevedano che chi lavora guadagni in base al costo della vita”.