Omicidio Niccolò Ciatti, la sentenza: fu omicidio volontario

"Dobbiamo giustizia alla famiglia Ciatti - ha affermato ieri il portavoce dell'accusa Victor Pillado - dobbiamo una condanna giusta e responsabile". 

Niccolò Ciatti - Foto di Facebook
Niccolò Ciatti – Foto di Facebook

Omicidio volontario: questo il verdetto della giuria popolare del Tribunale provinciale di Girona, che doveva decidere sulla richiesta di condanna a 24 anni e 9 mesi di libertà vigilata avanzata dalla Procura nei confronti di Rassoul Bissaoultanov, cittadino ceceno che partecipò al pestaggio di Niccolò Ciatti.

Assolto invece, Magdomagov. Nei prossimi giorni il giudice dirà la pena, compresa tra i 15 e i 25 anni.

Nell’agosto del 2017 Niccolò Ciatti morì in una discoteca di Lloret de Mar all’età di ventidue anni, mentre era in vacanza con gli amici.

Il processo a Girona si è aperto dopo che Bissoultanov era stato prima arrestato e mandato in carcere preventivo in Spagna. Scaduti i termini della custodia cautelare fu rilasciato, fermato in Germania ed infine estradato in Italia. Qui fu scarcerato in seguito alla decisione della Corte d’Assiste di Roma, poi revocata dalla Cassazione. A inizio del 2022 è tornato a Girona, dove si è costituito.

Dobbiamo giustizia alla famiglia Ciatti – ha affermato ieri il portavoce dell’accusa Victor Pillado – dobbiamo una condanna giusta e responsabile”. 

Le parole del padre di Niccolò

Ai nostri microfoni qualche giorno fa, Luigi Ciatti, il padre di Niccolò, ha affermato di essere speranzoso e di credere nella giustizia. “Credo che la giuria abbia accolto in pieno la figura di mio figlio e che da questo punto di vista che non ci saranno brutte sorprese. Spero che venga fatta giustizia e che questi assassini vengono tolti dalla strada”, ci aveva raccontato.

Luigi Ciatti ha anche annunciato un eventuale ricorso se la pena non venisse sentenziata: “Mi auguro che vengano confermate le pene richieste. Se così non dovesse essere faremo ricorso. Andremo avanti fino a che non verrà fatta giustizia”. 

Bissoultanov in Aula: “Non volevo uccidere Niccolò”

In Aula, Bissoultanov si è difeso affermando di essere “andato nel panico” e di “non aver voluto” colpire Niccolò a morte. “Non volevo ucciderlo”, ha affermato nel corso della terza udienza del processo. La difesa sostiene che si sia trattato di omicidio preterintenzionale, reato punibile con un massimo di quattro anni di carcere.

La versione della Procura

Ma la versione del cittadino ceceno non combacia con quella della Procura, che ha stabilito che il ventiduenne toscano è morto a causa di un calcio dal potenziale “letale”assestato da una persona “conoscitrice delle tecniche di lotta e non in modo casuale”. 

La causa della morte di Niccolò è stata anche confermata anche dai medici legali, che hanno condotto l’autopsia: fu per emorragia cerebrale” causata dal colpo subito.