Vaiolo delle scimmie, Pregliasco a iNews24: “C’è il rischio che l’uomo contagi gli animali”

Sulla possibilità che arrivi un'altra pandemia, il ricercatore afferma: "Spero di no, spero che si possa evidenziare al meglio con buona capacità di risolvere la situazione".

Fabrizio Pregliasco - Foto di Ansa Foto
Fabrizio Pregliasco – Foto di Ansa Foto

L’arrivo in Italia del vaiolo delle scimmie non preoccupa Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano: “La situazione va tenuta sotto controllo e prevedere ogni scenario”, afferma ai microfoni di iNews24. La malattia causata dal virus raramente si sviluppa in forma grave: “Si tratta solo di tenere i pazienti nei reparti di malattie infettive in modo da essere sicuri che il virus non si diffonda, e anche che non ci sia diffusione negli animali, perché c’è il rischio che l’uomo li contagi”.

Il ministero della Salute apre all’ipotesi di una vaccinazione post-esposizione per il personale sanitario in Italia.
“È una delle strategie da mettere in piedi alla luce di possibili scenari ed evoluzioni della situazione. Dobbiamo imparare a comunicare l’incertezza e la difficoltà di una cosa che, come abbiamo visto con il Covid, poi evolve in modo inatteso. Nella storia ci sono state purtroppo, altre epidemie fuori dall’ Africa, dove questa malattia è endemica. La speranza è che anche stavolta si risolva velocemente”;

Il vaccino contro il vaiolo protegge anche dal vaiolo delle scimmie?
I vaccini disponibili sono quelli per il vaiolo umano che sono tenuti da anni congelati e dovrebbero poter funzionare. Hanno una protezione dell’85% su questo virus. In più ci sono due vaccini specifici, uno già registrato dall’Fda americana. Si tratterebbe di produrli e, come abbiamo imparato per il Covid, i tempi sarebbero abbastanza brevi”;

Il virus originario ha subito variazioni?
“Si tratta di un virus più complesso del Sars-CoV-2, che come sappiamo muta velocemente. Questo del vaiolo delle scimmie dovrebbe essere ancora quello degli anni ’70-’80. Ma si stanno effettuando ottimi studi per capire che in questa situazione abbia modificato le sue caratteristiche diventando più efficace nella trasmissione da uomo a uomo. Normalmente questi focolai sono stati limitati e trasmessi da animale a uomo e in situazioni di contatto stretto”;

Il tracciamento sta funzionando?
Ora siamo ben rodati grazie al Covid, e come spero, la situazione potrebbe risolversi presto. Ma bisogna pensare a tutti gli scenari possibili, facendo in modo di prevenire ed attuare un tracciamento dei casi, prevedere una quarantena di 21 giorni per i contatti stretti in modo da fare il tracciamento”;

A che punto è l’indagine epidemiologica?
“Una quota di casi in Europa è collegata ad un Gay Pride che si è tenuto dal 5 al 15 maggio alle Canarie. Si è trattato di contatti sessuali. Questo virus ha una contagiosità minore del Sars-CoV-2 e si trasmette per via sessuale o con il liquido delle vescicole, comunque a contatto stretto”;

La malattia può sviluppare forme gravi, quindi condurre alla morte?
I ceppi che stanno isolando ora danno un 1-2% di mortalità in Africa, dove non c’è un’assistenza di base. Inoltre dipende anche dalla fragilità dei singoli. Normalmente si risolve in tre o quattro settimane e non è grave”;

È possibile che arrivi un’altra pandemia a causa del vaiolo delle scimmie?
No, spero di no. Spero che si possa evidenziare al meglio con buona capacità di chiudere di risolvere la situazione”;

Sono sei, ad oggi, i casi riportati in Italia. Si aspetta che aumentino?
Potrebbero aumentare e nella peggiore delle ipotesi arrivare a qualche migliaio. Sempre con l’incertezza di una situazione che può evolvere e con una serie di informazioni che arriveranno”;

Quali sono le cure?
Decorre stando attenti alle possibili complicanze di sovrainfezione batterica. Ci sono poi farmaci antivirali provati, quindi è possibile approcciarsi al meglio. Ma siccome la malattia in genere si risolve, si tratta solo di tenere i pazienti nei reparti di malattie infettive in modo da essere sicuri che il virus non si diffonda, e anche che non ci sia diffusione negli animali, perché c’è il rischio che l’uomo possa contagiarli e che diventi un problema simile a quello che c’è in Africa”.