Mottarone, un anno dopo. Il dolore dei familiari: “Dimenticati dalle istituzioni, vogliamo la verità”

Anche la zia paterna del piccolo Eitan, tutrice, ha preso parte alla cerimonia. Il piccolo ha 6 anni ed è l'unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone.

Inaugurazione, con i familiari, del ceppo in ricordo delle vittime strage della funivia del Mottarone ad un anno dell'accaduto - Foto di Ansa Foto
Inaugurazione, con i familiari, del ceppo in ricordo delle vittime strage della funivia del Mottarone ad un anno dell’accaduto – Foto di Ansa Foto

Niente potrà sollevare queste persone dal loro dolore, ma il nostro obiettivo è dare una risposta alle richieste della giustizia”. Così il procuratore di Verbania Olimpia Bossi, nel primo anniversario della tragedia del Mottarone, la tragedia della funivia durante la quale sono morte 14 persone.

Per l’occasione è stato inaugurato un ceppo commemorativo in ricordo delle vittime, in presenza dei loro familiari. “Oggi è il giorno del silenzio – ha aggiunto Bossi – Ed è il giorno delle famiglie che con grande forza e coraggio sono salite sin qui a ricordare i loro cari che non ci sono più”. 

Mottarone: “È passato un anno, siamo stati abbandonati”

Alla cerimonia sono intervenuti anche i parenti delle vittime, tra cui la madre di Elisabetta Personini e nonna di Mattia: “È passato un anno. Ci hanno tutti abbandonato. Non ci hanno fatto neanche le condoglianze”, afferma, rivolgendosi alle istituzioni. “Vogliamo conoscere la verità e che giustizia sia fatta in fretta”. 

Anche la zia paterna del piccolo Eitan, tutrice, ha preso parte alla cerimonia. Il piccolo ha 6 anni ed è l’unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone. La sua famiglia è di origine israeliana, vive a Pavia e nei mesi successivi ha vissuto un’altra triste vicenda legata al suo affidamento. Le famiglie materna e paterna hanno intrapreso una battaglia legale per il suo affidamento, culminata con il rapimento del bimbo da parte del nonno paterno che lo ha portato in Israele. Il tribunale israeliano ha però stabilito che Eitan dovesse rientrare in Italia.

La nota dei parenti del piccolo Eitan

Eitan è con noi nei nostri cuori e nei nostri pensieri. Continueremo a lottare per lui perché cresca in Israele, la sua casa naturale, casa della sua famiglia, luogo di sepoltura dei suoi genitori e del fratellino”. Così in una nota diffusa dal portavoce Gadi Solomon.

Anche se “siamo stati condannati” ed essere distanti da Eitan e a limiti di tempo per parlargli, “non abbiamo mai rinunciato e non rinunceremo mai al diritto di far parte della sua vita e alla possibilità che lui torni in Israele”, continua la nota.

Le discussioni legali in Italia sono ancora in corso e speriamo che la corte di Milano e le persone che si occupano degli affari di Eitan abbiano a cuore il suo bene e correggano la terribile ingiustizia causata a lui e a noi”.