Crisi grano, Campomenosi (Lega) a iNews24: “Nella corsa agli approvvigionamenti, mantenere alti gli standard di qualità”

"Dobbiamo sostenere l’Ucraina e allo stesso tempo tenere conto del costo sociale ed economico di un conflitto che rischia di durare più di quanto auspicavano entrambe le parti”, aggiunge l'europarlamentare del Carroccio.

Marco Campomenosi - Foto di Ansa Foto
Marco Campomenosi – Foto di Ansa Foto

Ai microfoni di iNews24, l’analisi dell’europarlamentare Marco Campomenosi (Lega) sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, la crisi del grano e dell’energia aggravate dalla guerra in Ucraina.

Cosa potrebbe accadere nella Nato con l’ingresso della Finlandia e delle Svezia?
Anche le amministrazioni precedenti a quella di Biden, ricordo bene, chiedevano all’Europa di contribuire di più. Quello che è stato fatto per affrontare la tragedia in Ucraina, in emergenza, creerà problemi nella gestione del bilancio specialmente in Italia. Vedremo come e se il patto di stabilità tornerà in vigore l’anno prossimo. Comunque a livello geopolitico è un passaggio che ci aspettavamo”;

In che senso?
L’ingresso della Finlandia e della Svezia non cambierà molto lo scenario. Sono Paesi occidentali, e hanno una storia di appartenenza all’Europa. Tra l’altro nei Paesi Baltici che sono già nella Nato, l’esercito italiano e altri europei sono già presenti da prima dell’emergenza ucraina. Inoltre, chiunque abbia la possibilità di frequentare cittadini dei Paesi Baltici percepisce un timore nei confronti della Russia. E questo fa capire che effettivamente è una decisione da prendere”;

L’ingresso della Finlandia e della Svezia nella Nato potrebbe inasprire in conflitto in Ucraina da parte di Putin?
Salvini e la Lega, è chiaro, auspicano un percorso che vada verso la pace nel più breve tempo possibile. Purtroppo non è semplice e in molti, anche a Bruxelles, la vedono difficile”;

Si può dire, secondo lei, che l’intenzione di Putin di indebolire la Nato con il conflitto in Ucraina, ha avuto l’effetto opposto con l’ingresso di Finlandia e Svezia dell’Alleanza?
Putin ha commesso molti errori in questa situazione. È facile per me dirlo, perché faccio parte di coloro che in Lega non sono mai stati affascinati da lui. Tra gli sbagli c’è anche quello di aver provocato delle sanzioni molto dure nei suoi confronti che stanno facendo molto male all’economia russa. È ovvio che ci saranno contro-sanzioni ed è chiaro che se avessimo avuto l’Eastmed, oggi il fabbisogno di gas in Italia non sarebbe un problema urgente. A volte mi chiedo però, se i nostri partner, Usa e Gran Bretagna, si rendano conto di quanto questo conflitto sarà costoso economicamente e socialmente per l’Europa”;

È d’accordo con le sanzioni contro la Russia?
Dobbiamo andare avanti con le sanzioni e le sosteniamo senza problemi. Stanno funzionando. Ma devono essere accompagnate da un coordinamento e un sostegno alle imprese e alle famiglie che saranno sempre più colpite”;

Sta parlando della crisi energetica.
In inverno rischiano di mancare i rifornimenti di energia. Se le sanzioni arriveranno al gas, all’Italia mancherà una decina di miliardi di metri cubi. Per questo Draghi si è recato in Africa e anche negli Usa per il gas naturale liquefatto. È chiaro che per poter utilizzare il gol servono investimenti per le infrastrutture che non potranno funzionare da subito, ci costerà molto. Per non parlare dell’impatto Co2. Sarà necessario che Ue e i governi nazionali adottino contromisure per non rischiare di avere meno sostegno da parte di imprese e cittadini sulle sanzioni contro la Russia”;

La crisi in Ucraina ha scatenato anche un altro problema: quello del grano. Non riguarda direttamente l’Italia ma è un’emergenza che si sta facendo strada nel mondo intero.
La Commissione europea ha emesso un provvedimento che dovremo votare questa settimana a Bruxelles, per facilitare l’arrivo in Europa delle importazioni ucraine e probabilmente ripartirà anche l’export di questi prodotti agricoli. Non è detto che avverrà nelle quantità auspicabili, forse ci vorrà del tempo. Contemporaneamente è possibile che possano andare avanti negoziati di cui si parla da anni come quelli con l’Australia e la Nuova Zelanda, ma anche in questo caso è necessario del tempo. E attenzione: non vorremmo che, nell’urgenza di approvvigionamenti per il nostro mercato, l’Europa negozi accordi commerciali senza tener contro degli standard di qualità che le nostre imprese sono obbligate a rispettare. Nella folle corsa dubbiamo mantenere gli standard più alti possibili, sia che si tratti dell’Ucraina sia di altri Paesi”;

L’Africa rischia più di tutti?
In Africa c’è un’urgenza importante. La carenza di approvvigionamenti di grano e non solo e l’aumento dei prezzi a causa dell’inflazione, rischia di creare destabilizzazioni, sacche di radicalizzazione, ulteriore povertà e immigrazione verso l’Europa: tutta la catena delle conseguenze sociali di cui siamo ben consci e che speriamo siano tenute in contro. Dobbiamo sostenere l’Ucraina e allo stesso tempo tenere conto del costo sociale ed economico di un conflitto che rischia di durare più di quanto auspicavano entrambe le parti”;

Secondo lei, il conflitto potrebbe allargarsi?
È chiaro che in alcune aree c’è questo timore e forse alcuni soggetti non giocano a calmare la situazione. Germania, Francia e Italia potrebbero guidare un tentativo di pace, che come sappiamo è un obiettivo difficile. Questo sta preoccupando molto. A margine di un incontro con la Gran Bretagna non ho avuto il sentore di una soluzione imminente, ma spero di essere smentito al più presto e in una modalità soddisfacente per chi ha visto le proprie case bombardate”;

Come immagina il mondo dopo il conflitto?
Al di là della geografia dell’Ucraina, secondo me la globalizzazione cambierà. Cambierà in primo luogo il trentennio merkeliano in cui l’Europa ha cercato materie prime a basso costo in giro per il mondo senza considerare chi fosse l’interlocutore. Prima di questo conflitto, quando in Commissione Commercio internazionale ponevo l’accento sull’accorciare le catene del valore per avere un continente che producesse più vicino e senza dipendere da soggetti lontani da voi, venivo visto come un protezionista. Ora la verità è che ci siamo accorti che la dipendenza dalla Russia è stata nefasta e non vorrei che con le scelte politiche del Green deal incrementassimo la dipendenza da un’altra realtà: la Cina”;

Come si fa?
Si tratta di un tema su cui anche i governi devono comprendere bene come attuare in maniera equilibrata le normative europee sul Green deal: l’obiettivo deve essere non creare ulteriori costi che le aziende non possono permettersi. Dobbiamo riuscire a creare lavoro in Europa, altrimenti andremo verso problemi e danni sociali gravissimi”.