Caso Camici: Attilio Fontana prosciolto dal gup insieme ad altri quattro: “Sono felice e commosso”

Lo ha deciso il gup di Milano Chiara Valori. Fontana, che era già stato archiviato per i soldi all'estero della madre, ha affermato di essere "felice e commosso", parlando al telefono con i suoi legali, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa. 

Caso camici: gup Milano, Fontana prosciolto con altri quattro - Foto di Ansa Foto
Caso camici: gup Milano, Fontana prosciolto con altri quattro – Foto di Ansa Foto

Il fatto non sussiste”: il presidente della Lombardia Attilio Fontana è stato prosciolto insieme con altre quattro persone dall’accusa di frode in pubbliche forniture nel caso dell’affidamento, ad aprile 2020, da parte della Regione, di una fornitura, poi trasformata in donazione, da circa mezzo milione di euro, di circa 75mila camici e altri dpi a Dama, società del cognato Andrea Dini.

Lo ha deciso il gup di Milano Chiara Valori. Fontana, che era già stato archiviato per i soldi all’estero della madre, ha affermato di essere “felice e commosso”, parlando al telefono con i suoi legali, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa.

Caso Camici, Attilio Fontana prosciolto: “Ho tolto un peso alla mia famiglia”

Sono felice. Felice innanzitutto per aver tolto un peso enorme ai miei figli e a mia moglie. E poi i lombardi, tutti quei lombardi, e sono moltissimi, che mi hanno sempre sostenuto”. Così, il governatore della Regione Lombardia dopo il proscioglimento del caso camici. “Condivido con loro la soddisfazione di vedere riconosciuta la mia onestà e la mia volontà di agire sempre, solo e comunque per il bene dei miei cittadini. E infine un ringraziamento enorme ai miei legali, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, per il grande lavoro che ci ha consentito di avere giustizia. Giustizia nella quale ho sempre avuto fiducia”. 

Perché è stato prosciolto

La giudice dell’udienza preliminare ha prosciolto Fontana perché non ha condiviso il presupposto dell’accusa che, “allo scopo di tutelare l’immagine politica del presidente della Regione Lombardia, una volta emerso il conflitto di interessi derivante dalla parentela con il fornitore” Andrea Dini, Fontana e il cognato avessero concordato di ripiegare sull’idea di simulare l’esistenza fin dal principio di una donazione (dei 50mila camici già consegnati) al posto del reale contratto di fornitura onerosa.

Inoltre non è stata sposata neppure la successiva ricostruzione dei pubblici ministeri Paolo Filippini e Carlo Scalas, secondo i quali l’intervento di Filippo Bongiovanni, direttore generale di Aria Spa, affinché non pretendesse da Dini la consegna contrattuale anche degli altri 25mila camici, era servito affinché il cognato di Fontana potesse limitare i danni economici della donazione. Mentre è documentale che per i camici ormai già “donati” come indennizzo personale al cognato, Fontana cominciò a dalla alla propria Unione Fiduciaria, l’ordine – poi sospeso dopo un alert antiriciclaggio della fiduciaria stessa – di bonificare alla Dama spa di Dini 250mila euro corrispondenti alla fatturazione dei camici fino ad allora consegnati prima che venisse tramutato in donazone.