Ue, Gemma (M5S) a iNews24: “Regola dell’unanimità serve solo a procastinare e generare frustrazione nei cittadini”

Sulla sostituzione del voto a maggioranza, spiega l'europarlamentare, "i piccoli Paesi che temono di essere fagocitati dai grandi, ma il processo di integrazione europea è ineluttabile".

Chiara Gemma, europarlamentare M5S
Chiara Gemma, europarlamentare M5S

Dai veti incrociati alla negazione dei diritti fondamentali, dal caro bollette alle crescenti disuguaglianze sociali: se l’Unione europea vuole davvero dimostrarsi all’altezza delle sfide attuali deve iniziare il percorso di riforma dei Trattati e rafforzare i suoi processi democratici”. Così, ai microfoni di iNews24, l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Chiara Gemma, sulla revisione dei Trattati europei e la sostituzione del voto all’unanimità con quello a maggioranza.

Una delle proposte al vaglio dell’Europa attualmente è sostituire l’unanimità col voto a maggioranza in molti settori. Perché è importante?
Sia la crisi pandemica che quella energetica hanno dimostrato che su questi temi sensibili c’è sempre più bisogno di Europa. Gli Stati membri da soli non sono in grado di dare risposta efficaci e all’altezza dei gravi problemi geopolitici odierni. Il principio dell’unanimità è stato inserito nei Trattati per tutelare tutti gli Stati membri su tematiche considerate sensibili come la politica estera e di sicurezza comune, l’adesione all’Unione europea o le politiche fiscali riguardanti l’armonizzazione delle imposte indirette e le risorse proprie. È previsto anche su alcune tematiche che riguardano la giustizia e gli affari interni come il diritto di famiglia e la cooperazione di polizia. Da sempre gli Stati membri sono gelosi delle loro prerogative e noi siamo consapevoli che il percorso di integrazione europea debba avvenire per step e senza forzature”;

Quali sono i temi su cui attualmente l’Europa è ferma a causa dell’unanimità del voto?
Con il voto all’unanimità le istituzioni europee tendono a procrastinare le decisioni e questo genera frustrazione nella popolazione. Basti ricordare quanti mesi di duri negoziati e trattative sono serviti a Giuseppe Conte per far approvare il Next Generation EU durante la pandemia. Un altro esempio è quello sul tetto al prezzo del gas: Germania e Olanda sono contrarie ma nel frattempo le bollette per imprese e cittadini sono alle stelle e questo è in parte frutto della speculazione che va fermata. Allo stato attuale, sono due i dossier importanti che sono bloccati per i veti incrociati degli Stati membri: quello sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia e quello sulla tassa minima sulle multinazionali. Va ratificato l’accordo raggiunto in sede Osce che prevede una aliquota al 15% per tutte le grandi compagnie, un compromesso per noi certamente al ribasso che risolve solo parzialmente il problema di un sistema fiscale internazionale equo, ma necessario per fare pagare un minimo di tasse ai grandi colossi in Europa. I veti di Polonia e Ungheria ne bloccano l’approvazione”;

Chi è in disaccordo con il voto a maggioranza?
I piccoli Paesi che temono di essere fagocitati dai grandi, ma il processo di integrazione europea è ineluttabile. Indietro non si torna perché non possiamo permetterci una piccola e frammentata Europa in questo mondo globalizzato. Come facciamo a competere e farci rispettare da Usa, Cina, India, Russia o Brasile se siamo divisi in 27 piccole parti? “;

C’è disaccordo anche sulla revisione dei trattati?
Questo è un altro punto dolente. Un gruppo di tredici Paesi europei – Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia – si oppone alla modifica dei Trattati europei e in una lettera congiunta hanno messo paletti alle ambiziose proposte di Macron elencate il 9 Maggio durante le celebrazioni per la festa d’Europa. Va trovata una soluzione che faccia avanzare l’Europa e non la blocchi”;

Qual è la posizione del Movimento 5 Stelle?
Dai veti incrociati alla negazione dei diritti fondamentali, dal caro bollette alle crescenti disuguaglianze sociali: se l’Unione europea vuole davvero dimostrarsi all’altezza delle sfide attuali deve iniziare il percorso di riforma dei Trattati e rafforzare i suoi processi democratici. Per noi questi sono due temi fondamentali e non più rinviabili: in primis bisogna dare al Parlamento europeo, l’unica Istituzione europea direttamente eletta dai cittadini, i poteri propri di tutte le assemblee legislative del mondo. Va colmato l’attuale deficit democratico assegnandogli il potere di iniziativa legislativa. Inoltre, va superato il Patto di Stabilità e Crescita così da costruire l’Europa politica che oggi manca. Prolungare la sospensione del Patto di Stabilità non è sufficiente: il nostro obiettivo è quello di arrivare a una sorta di Patto di Solidarietà e di Sviluppo che possa promuovere un’economia pienamente al servizio dei cittadini e il rilancio di una convergenza economica e sociale verso l’alto. Questo Patto di Solidarietà e di Sviluppo dovrà prevedere lo scorporo dal calcolo del pareggio di bilancio di tutti gli investimenti produttivi nazionali destinati alla transizione energetica e al green e ma per quanto mi riguarda debba essere estesa anche al mondo della cultura e della formazione dei giovani”.