Canone Rai, quante novità per gli italiani: tutto quello che c’è da sapere

Canone Rai, quante novità per gli italiani: tutto quello che c’è da sapere. Si va verso un profondo cambiamento dal 2023

L’unica vera novità che potrebbe riguardare il prossimo anno sarebbe la totale abolizione della tassa sulla tv di stato, ma il problema è il costo che tale mossa comporterebbe.

Canone Rai
Canone Rai (AnsaFoto)

Il canone Rai è sulla bocca di tutti ormai da mesi. Il problema questa volta non è l’evasione fiscale ma la modalità di pagamento che dovrà per forza cambiare dal prossimo anno. Come indicato dall’Unione Europea, infatti, la tassa sulla televisione non potrà rientrare nella bolletta della luce. Questo perchè è stato richiesto a tutti gli stati membri della Comunità di avere massima chiarezza sul pagamento dell’energia (specie in questo periodo delicato). Il governo, che aveva adottato questa modalità dal 2016, su iniziativa di Renzi, dovrà ora rivedere diversi aspetti. La mossa di 7 anni fa aveva permesso di abbassare l’importo da 113 a 90 euro e di combattere pesantemente gli evasori. Adesso occorrerà fare marcia indietro ma senza perdere i vantaggi raggiunti.

L’esecutivo sta vagliando diverse ipotesi, prendendo anche spunto da quelle che sono le iniziative degli altri paesi continentali. Dall’inserimento nella tassa sulla casa, alla tassa sull’automobile, fino alla compilazione del 730, modello della dichiarazione dei Redditi Persone Fisiche. 

Canone Rai, quante novità per gli italiani: si va verso un pagamento nel 730

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Canone Rai (AnsaFoto)

In molti si augurano che possa essere anche una grande opportunità per riorganizzare il sistema radiotelevisivo in Italia a partire dal 2023. Sono di questo avviso alcune associazioni dei consumatori e degli utenti che, al riguardo, accoglierebbero con favore anche la totale abolizione del canone Rai. Alcuni paesi, come il Belgio, non lo hanno infatti mai introdotto, destinando parte delle risorse pubbliche alla tv pubblica. In Italia questo però al momento non sarebbe possibile, per un discorso di ristrettezze di fondi.

Di certo il calo dell’evasione, dal 27% a meno del 3%, è un valore che a Palazzo Chigi non vogliono perdere e per questo qualsiasi decisione deve combaciare con un facile controllo dei pagamenti.

L’ipotesi attualmente più accreditata sarebbe proprio quella del suo inserimento nella dichiarazione dei redditi. Nelle prossime settimane tuttavia si dovrebbe arrivare ad una fumata bianca definitiva, per far capire a tutti quale strada intraprendere.