“Questo potrebbe essere il nostro ultimo appello. Siamo, forse, di fronte ai nostri ultimi giorni, se non ore. Il nemico ci supera in numero di 10 a 1. Hanno un vantaggio in aria, nell’artiglieria, nelle loro forze a terra, nell’equipaggiamento e nei carri armati.” Comincia così il drammatico appello di Sergey Volyn, comandante della 36esima brigata dei Marines ucraini. I soldati sono asserragliati nell’acciaieria Azovstal di Mariupol, dove sono assediati dall’esercito russo.

Mosca ha definito per oggi alle 14, ora italiana, l’ultimatum per la resa. Dopodiché, se non giungeranno risposte, si prepara ad attaccare e radere al suolo l’acciaieria con tutti i suoi occupanti. Da qui l’appello di Volyn: “Noi stiamo difendendo l’impianto Azovstal, dove oltre al personale militare, ci sono anche i civili, che sono caduti vittime di questa guerra”. Il comandante continua, appellandosi ai leader internazionali: “Facciamo appello e supplichiamo tutti i leader mondiali di aiutarci. Chiediamo loro di utilizzare la procedura di “estrazione” di portarci sul territorio di un altro Stato.” Volyn chiede, quindi, l’attivazione di corridoi umanitari per l’evacuazione di chi, in questo momento, si trova nell’acciaieria Azovstal.