Gas, Draghi in missione in Angola e Congo per nuovi accordi subito dopo Pasqua

Il viaggio in Africa è previsto tra il 20 e il 21 aprile. Un altro alla volta del Mozambico, forse ai primi di maggio. Lo scopo è trovare almeno 5 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas entro il prossimo anno.

Gas (generica) - Foto di Ansa Foto
Gas (generica) – Foto di Ansa Foto

Dopo la missione di Mario Draghi e Luigi Di Maio in Algeria, che si è conclusa con la firma di una “dichiarazione di intenti sulla cooperazione bilaterale nel settore dell’energia” e con un accordo tra Eni e la compagnia statale algerina Sonatrach per aumentare le esportazioni di gas verso l’Italia, altre due tappe sono previste per cercare nuovi accordi per ridurre la dipendenza dalla Russia: in Angola e in Congo.

Il viaggio è previsto tra il 20 e il 21 aprile, subito dopo Pasqua. Un altro alla volta del Mozambico, forse ai primi di maggio. Lo scopo è trovare almeno 5 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas entro il prossimo anno, attraverso un progetto già avviato da Eni in Congo.

La necessità diventa più forte, ora che Bruxelles vuole trovare una sintesi unitaria sul pagamento delle forniture di metano. Resta come ultima ipotesi quella di portare a termine l’embargo del gas di Mosca, se Vladimir Putin dovesse attuare il decreto approvato nei giorni scorsi, che prevede il pagamento del gas in rubli, considerato incompatibile con le sanzioni europee.

Per emanciparsi completamente da Mosca sul fronte del gas sarebbe necessario un periodo di transizione di almeno due anni, dal momento che andrebbe sostituito il 38% del fabbisogno. Il piano messo in piedi dal Governo italiano prevede il coinvolgimento del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e dell’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi.

Il gnl Usa

L’accordo sul gas siglato a margine del Consiglio europeo di venerdì 25 marzo, tra l’Ue e gli Usa, prevede l’arrivo di almeno 15 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas naturale liquefatto dall’America. Gli Stati Uniti garantiranno anche forniture tali da soddisfare una domanda di gas di almeno 50 miliardi di metri cubi fino al 2030.

Si tratta di uno sforzo per porre fine, almeno in parte, alla dipendenza dal gas russo che si aggiungerà al gas che già arriva da Washington. Lo scorso anno l’Europa ne ha importato circa 29 miliardi di metri cubi, in particolare nel Regno Unito (5,5), in Spagna (6), in Olanda (4,9) e in Francia (4,8). In Italia è arrivato poco meno di un miliardo, circa la metà rispetto al 2020.

Il contributo degli Usa non sarà sufficiente nell’immediato a coprire un’interruzione del gas russo. Nel 2021 sono arrivati da Mosca all’Ue 155 miliardi cubi di gas russo, pari al 45% dell’import totale. Anche se non basterà, attenuerà la dipendenza da Mosca, contribuendo al riempimento degli stoccaggi durante l’estate in vista dell’inverno. Un altro contributo potrà venire dal punto di vista della stabilizzazione dei prezzi. L’obiettivo è azzerare nel più breve tempo possibile almeno 50 miliardi di metri cubi di gas russo che arriva in Europa tramite gasdotti.