Resistenza ucraina, Anpi a iNews24: perché è banale accomunarla con quella italiana

Sul conflitto in Ucraina, Calò, responsabile Anpi Area Sud, afferma: "Dobbiamo chiederci qual è l’obiettivo e qual è lo strumento. Il primo è la pace e mi pare che il fronte in Italia sia ampio e l’Anpi ne faccia parte. Ma lo strumento qual è, l’uso indiscriminato delle armi?".

Anpi (archivio) - Foto di Ansa Foto
Anpi (archivio) – Foto di Ansa Foto

Non è in discussione che nel conflitto tra Russia e Ucraina c’è chi occupa e chi è occupato, chi resiste e chi invade. Però la semplificazione lessicale non aiuta perché la soluzione è la pace”. Ai microfoni di iNews24 Vincenzo Calò, responsabile Anpi Area Sud, spiega perché la Resistenza italiana non va accomunata con quella ucraina: “Più che differenza tra le due resistenze si tratta di un diverso contesto storico, sociale e culturale”.

Il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo ha affermato che è sbagliato identificare la Resistenza italiana con quella ucraina. Perché?
Più che differenza tra le due resistenze si tratta di un diverso contesto storico, sociale e culturale. È troppo banale pensare di accomunarle tutte con un solo termine. Sennò dovremmo associare la Resistenza italiana a quella dell’Afghanistan, dell’Iraq o della Libia. Altrimenti dove sta la differenza, in chi dichiara guerra? Quindi dovremmo entrare nella logica che alcune guerre sono giuste perché esportano la democrazia e altre no perché sono di occupazione? Rispetto all’invasione dell’Ucraina è evidente che c’è la violazione dell’autonomia di uno Stato e che è una guerra di invasione. Questo l’abbiamo denunciato. Ma non spetta a noi fare l’analisi storica”;

Quindi è solo una questione di termini?
Possiamo dire che la Resistenza italiana è stata di un popolo che l’ha fatta con e senza le armi prima durante il periodo fascista e poi dopo, quando ha avuto il suo sbocco con la guerra. È semplicemente un’analisi di buonsenso e per non fare una sciocca contrapposizione tra resistenze. Non è in discussione che in questo conflitto c’è chi occupa e chi è occupato, chi resiste e chi invade. Però la semplificazione lessicale non aiuta perché la soluzione è la pace”;

Cosa intende dire?
Dobbiamo piuttosto chiederci qual è l’obiettivo e qual è lo strumento. Il primo è la pace e mi pare che il fronte in Italia sia ampio e l’Anpi ne faccia parte. Ma lo strumento qual è, l’uso indiscriminato delle armi? Questa è la logica che sancisce una differenza, non altro”;

Si sta riferendo alla decisione del Governo italiano di inviare armi in Ucraina?
Il metodo usato non sembra che stia portando alla pace o sbaglio? L’uso delle armi è sbagliato in generale, quindi è sciocco parlare solo dell’Ucraina. La diplomazia si realizza attraverso azioni concrete e con quest’ultima si può avviare un reale percorso di pace. Non è da oggi che vengono armati gli eserciti, nella fattispecie anche l’Ucraina. Ricordo che già prima dell’invasione russa c’erano conflitti anche lì. E l’Anpi non dice da adesso che armare i Paesi, inasprisce i conflitti. Il problema è l’uso delle armi, non a chi vengono date, è una questione di buonsenso”; 

L’Anpi è stata attaccata per aver assunto un atteggiamento “morbido” nei confronti della Russia per la tragedia a Bucha e anche nei giorni immediatamente successivi all’invasione dell’Ucraina.
Mi chiedo perché l’Anpi sia stata “morbida”. Cosa ha fatto di diverso rispetto a chi ha condannato e denunciato l’aggressione russa e ha precisato che questa guerra viola l’autonomia dello Stato ucraino. Da questo punto di vista non c’è nessun tentennamento da parte dell’Anpi”;

E sull’eccidio di Bucha?
Qual è la posizione morbida? Aver chiesto, di fronte a un fatto oggettivo, cioè un eccidio, di fare chiarezza? Rispetto alla responsabilità non abbiamo motivo di negare che sia opera dei russi. Ma un conto è la comunicazione che ci arriva, quella che viene definita propaganda di guerra, un altro è il lato giuridico: cioè chiedere che ci sia concretamente la definizione dei responsabili”;

Intende di fronte a un Tribunale?
Certo. Questo vuol dire fare un passo in avanti. E non lo dico solo io, o solo l’Anpi. L’ha detto il capo delle Nazioni Unite, il sottosegretario Gabrielli e tanti altri che chiedono un’assunzione di responsabilità da parte degli organi competenti”;

Che 25 aprile sarà quest’anno?
Un 25 aprile che ricorda il sacrificio degli italiani in nome della liberazione dal  nazifascismo e della costruzione della pace, così allora come oggi. Perché è evidente che la pace è il tema attuale. Sarà un 25 aprile aperto, inclusivo, partecipato in cui tutte le bandiere si fonderanno in nome del sacrosanto articolo 11 della Costituzione. E il 24 aprile ci sarà anche la marcia Perugia-Assisi, di cui non a caso noi di Anpi siamo promotori”.