Contagi Covid, Cislaghi a iNews24: “Si enfatizza il ruolo delle varianti e si sottovalutano le minori precauzioni”


“Con lo scioglimento del Comitato tecnico-scientifico", aggiunge l'epieconomista, "per quanto riguarda la qualità dei dati penso sia discutibile capire quanto contano i tamponi autogestiti".

Cesare Cislaghi - Screenshot di Youtube
Cesare Cislaghi – Screenshot di Youtube

Con la fine dello stato di emergenza in Italia il Governo ha disposto il progressivo allentamento delle misure di contenimento dei contagi. Abbiamo intervistato l’epieconomista Cesare Cislaghi per comprendere l’attualità e le possibili prospettive della situazione epidemiologica.

Qual è la situazione della pandemia oggi?
Nell’ultima settimana abbiamo rilevato una stabilità dei contagi, oltre 60mila in media al giorno. Inoltre va considerato che ci sono 1 milione e 200mila persone in isolamento domiciliare, ossia persone temporaneamente fuori dalla vita sociale ed economica, dato anche questo significativo”;

Con quale velocità si sta diffondendo il virus?
Osserviamo dall’ultima settimana una lievissima diminuzione. L’indice RDt, un indice di replicazione diagnostica che fornisce indicazioni particolarmente tempestive, il 7 aprile era arrivato a 0,92: significa che su 100 diagnosi positive avvenute in una settimana quella successiva diventano 92, con una riduzione dell’ 8%, quindi una decrescita lieve”;

Quanto nella diffusione dei contagi pesano le varianti del virus e quanto altre cause?
Io credo che negli ultimi mesi si sia enfatizzato il ruolo delle varianti e si sia sottovalutato il ruolo delle minori precauzioni che le persone usano nel difendersi dal contagio. Se l’aumento dei contagi dipendesse soprattutto da un ogni nuova variante, sarebbe probabile che, almeno nella fase iniziale di diffusione del nuovo agente, l’aumento dei contagi di volta in volta fosse più rapido prima in una regione geografica e poi si espandesse nelle altre. Invece da tempo non si vedono grandi differenze di tendenze di contagi tra le aree geografiche in Italia”;

Delle ultime varianti cosa ci può dire?
Della variante Xe non ci sono ancora al momento in Italia evidenze di frequenze importanti. Per quanto riguarda la cosiddetta Omicron 2 pongo una domanda: se fosse così contagiosa, perché da alcuni giorni rileviamo una lieve diminuzione dei contagi? Io non nego che le varianti possano avere un ruolo nell’aumento dei contagi, ma si rischia di semplificare individuando nelle varianti la ragione principale dell’ aumento dei contagi invece di cercare le cause anche nei nostri comportamenti”;

Qual è la gravità della patologia in questo periodo?
La patologia determina effetti meno aggressivi grazie alla vaccinazione ed alle dosi booster. La gente ha meno paura, pensa che la patologia non sia più grave, ma lo è ancora, come dimostrano i morti. La protezione dei vaccini e della dose booster dagli effetti gravi è elevata, ma quella dal contagio è bassa: si stanno infettando anche molte persone con tre dosi”;

Cosa pensa della fine dello stato di emergenza e del cambio di normativa ad essa associato?
L’allentamento delle misure precauzionali aumenta il rischio di contagio. Io avrei aspettato ancora un po’ ad allentarle. La scommessa del Governo poggia probabilmente sul grande numero di casi non gravi e su una letalità al momento non elevata. Questa forse è stata la ragione della scelta fatta, la condizione ritenuta accettabile. Sottolineo che nessun decesso è accettabile, intendo “accettabile”, in questo caso, da un punto di vista “politico”. Della fine dello stato di emergenza preoccupa il clima che può contribuire a diffondere: mentre in passato c’era un’alta attenzione ad evitare momenti di assembramento, adesso questa attenzione sta progressivamente diminuendo. Tant’è vero che pochi giorni fa il Ministro Roberto Speranza ha dovuto ripetere che la pandemia non è finita. Se i contagi, nonostante questa minore attenzione, continueranno a diminuire, seppure lentamente, sarà una buona notizia. Penso che potremo avere dei dati significativi per capire la tendenza dopo il 20 aprile. Se si dovesse tornare a vedere una tendenza all’aumento dei contagi ci sarebbe bisogno di nuovo di capire cosa fare perché vorrebbe dire che si è innescato un processo che rende difficile il ritorno alla vita normale”;

A livello di organizzazione istituzionale e di monitoraggio cos’ è cambiato?

“Con lo scioglimento del Comitato tecnico-scientifico, una componente che in emergenza era indispensabile alla Protezione Civile che non ha competenze sanitarie, adesso le competenze sono tornate tutte al Ministero. Prosegue il flusso dei dati pubblicati sia dall’Istituto superiore di sanità sia dalla Protezione civile. Per quanto riguarda la qualità dei dati penso sia discutibile capire quanto contano i tamponi autogestiti. Ipotizzo che molte persone con sintomi lievi che fanno da sole il tampone, anche quando positivo non lo dichiarino. Di questo al momento non si sa nulla”;

Come possiamo regolarci per le prossime settimane?

“È chiaro che le persone devono tornare a lavorare e a fare vita sociale. Sarebbe bene farlo continuando ad avere attenzione. Ad esempio è meglio non andare a ballare e non fare feste al chiuso. Anche cenare in ristoranti affollati e al chiuso è rischioso perché il contagio avviene anche attraverso aerosol. Si potrebbero evitare per un po’ baci ed abbracci tra amici e conoscenti, si possono rinviare a tempi migliori. È bene continuare a tenere la mascherina quando serve, ossia al chiuso, ed anche all’aperto se ci si ritrova nel mezzo di assembramenti: la mascherina riduce, non annulla, il rischio. Penso che se i contagi dovessero restare alti, l’obbligo di mascherine Ffp2 sui mezzi di trasporto pubblici dovrebbe essere prorogato oltre il 30 aprile. Non dobbiamo vivere nel terrore nel contagio ma non dobbiamo nemmeno dimenticarci di mantenere le precauzioni”;

La guerra in Ucraina può avere in qualche modo effetti anche sulla pandemia?
“Penso che le persone in generale ora siano più preoccupate per la guerra, ed anche questo contribuisce ad avere meno attenzione verso la pandemia. Per quanto riguarda nello specifico l’Ucraina, nessuno sa a livello di contagi Covid cosa stia succedendo in quel Paese. Prima dell’inizio della guerra in Ucraina il livello di contagi non era altissimo ma abbastanza alto. Le situazioni di assembramento adesso sono molteplici, sia per chi è nei bunker in Ucraina, sia tra i soldati, sia ucraini che russi. In una situazione che facilita i contatti stretti come la vita militare, dovrebbero crearsi problemi dal punto di vista epidemiologico, ma di questo non possiamo sapere niente. Se pensiamo alle vaccinazioni sappiamo che prima che iniziasse la guerra le vaccinazioni erano poche in percentuale sulla popolazione sia in Ucraina che in Russia. All’ arrivo in Italia i profughi vengono quasi tutti vaccinati”.