È morta Letizia Battaglia: con la sua macchina fotografica raccontò gli anni di piombo

La camera ardente allestita nell’atrio di Palazzo delle Aquile, sede di rappresentanza del Comune di Palermo

È morta a 87 anni la fotoreporter palermitana Letizia Battaglia. I suoi scatti erano conosciuti in tutto il mondo, perché con la sua macchina fotografica ha raccontato un pezzo della storia di Palermo e non solo, dell’Italia intera. La sua carriera è iniziata nel 1969, all’età di 34 anni, collaborando con il giornale palermitano L’Ora, unica donna tra colleghi uomini. Successivamente si trasferisce a Milano nel 1970, collaborando con diverse testate, per poi ritornare a Palermo nel 1974, dove fonda l’agenzia ‘Informazione fotografica’ con Franco Zecchin, frequentata da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna.

Con i suoi scatti raccontò la Palermo di quegli anni, in tutte le sue sfaccettature dallo splendore alla miseria, raccontò delle tradizioni e dei morti di mafia. Proprio nel 1974 documenta l’inizio degli anni di piombo. Per contratto dovette riprendere i morti ammazzati, le mogli delle vittime e le sorelle disperate, le stragi. Le foto di Letizia Battaglia erano icone drammatiche e simboliche delle vicende di mafia. Ma lo erano anche quelle che riprendevano i boss imputati nel maxiprocesso, Giovanni Falcone che raccoglieva le rivelazioni di Tommaso Buscetta, la figura di Giulio Andreotti accusato di avere avuto rapporti con Cosa nostra.

Le sue foto iconiche

Nel 1980 fu la prima fotoreporter a giungere sul luogo in cui venne assassinato Piersanti Mattarella, uno scatto drammatico che riprende Sergio Mattarella mentre cerca di soccorrere il fratello. Nello stesso un altro suo scatto fece il giro del mondo, quello della ‘bambina con il pallone’ nel quartiere palermitano della Cala. Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985, ex aequo con l’americana Donna Ferrato, il premio Eugene Smith, a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Nel maggio del 1992, dopo l’assassinio del giudice Giovanni Falcone, si allontana dal mondo della fotografia, perché stanca di avere a che fare con la violenza. Tanto che nel 2003 decide di trasferirsi a Parigi, delusa per il cambiamento del clima sociale e per il senso di emarginazione da cui si sentiva circondata, ma dopo 2 anni ritorna a Palermo.

Una vita vissuta appieno

Malata da tempo, Letizia negli ultimi tempi era costretta su una sedia a rotelle, ma questo non l’ha mai fermata. “La grande voglia di vivere non le era mai passata”, la figlia Patrizia Stagnitta ricorda così gli ultimi momenti di vita della madre. “Malgrado le sofferenze della malattia e le difficoltà di movimento continuata ad avere tanti contatti, a partecipare a incontri anche all’estero e ad affrontare perfino lunghi viaggi. Proprio la settimana scorsa era andata a Orvieto per partecipare a un workshop.” “Letizia non è solo la mia mamma o la mia maestra o la donna che ho più amato al mondo, ma è dentro ognuno di noi e questa è la sua libertà e questo è il mio più grande regalo, le parole della figlia Shobha, fotografa come la madre. “So che lei avrebbe voluto una grande festa, ma in questo momento il silenzio è la cosa più preziosa.”

L’impegno in politica

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 Letizia Battaglia è stata consigliera comunale eletta con i Verdi e poi nominata assessore al decoro urbano in una delle giunte di Leoluca Orlando. “Le sue proposte erano sempre al limite della legge, sempre volte ad aiutare qualcuno ai margini. Letizia è stata una persona straordinaria che ha reso visibile quello che era invisibile”, ricorda il sindaco che ha aperto le porte di Palazzo delle Aquile per ospitare la camera ardente prevista per oggi.