Caso Regeni, Trancassini (FdI) a iNews24: “Se siamo al punto di non poter notificare un atto, qualcosa non ha funzionato”

"In Commissione non abbiamo mai avuto notizie di collaborazione dell’Egitto verso l’Italia ma se devo dirla tutta, forse non ci sono state neppure particolari pressioni sul Governo egiziano da parte italiana", continua.

Paolo Trancassini - Foto di Ansa Foto
Paolo Trancassini – Foto di Ansa Foto

Ai primi di dicembre abbiamo presentato una relazione sul caso Regeni, era molto dettagliata. L’abbiamo consegnata al presidente Fico e gli abbiamo chiesto di discuterne in Aula”. Ai microfoni di iNews24, Paolo Trancassini, deputato di Fratelli D’Italia e vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta su Giulio Regeni. “La Commissione si è sciolta dopo la redazione del documento, ma non è mai avvenuta una discussione in Parlamento e mi chiedo perché”.

Oggi, lunedì 11 aprile, il gup di Roma ha disposto la sospensione del procedimento a carico dei quattro 007 egiziani accusati di aver sequestrato, torturato ed ucciso Giulio Regeni nel 2016. A causa della non collaborazione dell’Egitto, il giudice ha affidato ai carabinieri del Ros nuove ricerche per trovare l’indirizzo degli agenti segreti ed ha fissato una nuova udienza il 10 ottobre.
Sono molto dispiaciuto e credo che non dobbiamo rassegnarci. Non capisco però, la sorpresa di molti, perché non è una novità che l’Egitto non sia collaborativo. Non lo è stato durante le indagini, con i tentativi di depistaggi e non lo è adesso. In Commissione abbiamo sentito l’ex premier Conte, il senatore Renzi, l’ex ministro Minniti. Non abbiamo mai avuto notizie di collaborazione dell’Egitto verso l’Italia ma se devo dirla tutta, forse non ci sono state neppure particolari pressioni sul Governo egiziano da parte italiana. Ahimè, Al Sisi da questo punto di vista è sempre stato coerente, prima non dandoci la possibilità di scoprire la verità, poi una volta scoperta, di perseguire i quattro responsabili”;

Ora la Procura generale egiziana ritiene che il memorandum sulla morte di Giulio Regeni sia irrevocabile. Dal canto suo, l’Italia per poter celebrare il processo deve notificare gli atti al domicilio degli agenti segreti. La questione sembra burocratica, ma non è solo questo.
Non è un problema di burocrazia ma di rapporti diplomatici tra due Stati. Da una parte c’è l’Italia che vuole veder condannati gli esecutori materiali dell’omicidio efferato di un suo cittadino, dall’altro c’è l’Egitto che difende i propri servitori. Che poi questo avvenga attraverso le schermaglie della burocrazia, è il mezzo con cui si raggiunge il fine”;

Ma in mezzo, tra la politica e le istituzioni, ci sono i familiari di Regeni e l’Italia intera che vogliono la verità.
La verità è già venuta fuori grazie al lavoro straordinario della Procura di Roma e dei carabinieri del Ros che hanno effettuato le indagini in maniera impeccabile, trovando i responsabili nonostante la difficoltà di un Paese non collaborativo. Adesso ci deve essere una condanna. Ma questo non è possibile senza la notifica degli atti perché l’Egitto non fornisce i dati di residenza”; 

In qualche modo la situazione deve essere risolta a livello diplomatico.
Durante le audizioni in Commissione, Conte ha detto molto spesso di aver chiesto ad Al Sisi di fare luce sulla vicenda Regeni. Una volta gli ho domandato quale fosse stata la risposta del presidente egiziano e quale invece, la posizione dell’Italia rispetto alla sua risposta. Il tema è questo e sintetizza i rapporti internazionali. Il caso Regeni dovrebbe essere considerato una priorità. Lo Stato deve poter difendere i propri cittadini e serve prendere una decisione chiara, netta e nitida. Se siamo al punto di non poter notificare un atto, evidentemente c’è qualcosa che non ha funzionato”;

Ai primi di dicembre, prima di essere sciolta, la Commissione Regeni ha redatto un documento. Che fine ha fatto?
Le nostre conclusioni erano state anche molto severe. Abbiamo redatto un ampio e dettagliato documento su tutto quello che è stato il caso Regeni fino ad arrivare alle conclusioni sui responsabili. Lo abbiamo consegnato al presidente Fico chiedendogli di discuterne in Aula, poi com’è normale che sia la Commissione si è sciolta. La discussione in Parlamento non è mai avvenuta e mi chiedo il perché”.