Definì “ebeti” i Ferragnez: Fabrizio Corona a processo per diffamazione

Ridimensionare atteggiamenti come quelli denunciati in grossolane provocazioni proprie del linguaggio televisivo, non fa altro che legittimare comportamenti offensivi destinati a moltiplicarsi e ripetersi", scrive la gip.

Fabrizio Corona - Foto di Ansa Foto
Fabrizio Corona – Foto di Ansa Foto

Fabrizio Corona è stato imputato per diffamazione nei confronti di Chiara Ferragni e Fedez. Nel 2019, in un’intervista, ha definito “ebeti” i coniugi e li ha accusati di aver programmato la nascita della figlia per motivi editoriali.

Come spiega il Corriere della Sera, la Procura di Milano aveva chiesto l’archiviazione dell’accusa nei confronti dell’ex re dei paparazzi e del giornalista che ha pubblicato l’intervista. La giudice per le indagini preliminari Chiara Cipolla, ha accolto l’opposizione sostenuta dagli avvocati Gabriele Minniti (di Ferragni) e Andrea Petrolucci (Fedez), ordinando al pubblico ministero di formulare l’imputazione a carico di Corona, che già è agli arresti domiciliari.

I legali dei Ferragnez hanno presentato un’altra denuncia

I legali dei Ferragnez hanno presentato a gennaio un’ulteriore querela dopo che l’ex re dei paparazzi aveva postato su Instagram un video in cui “derideva l’ultimo lavoro discografico” di Fedez, scrivendo “archiviata” in riferimento alla richiesta del pm sulla prima denuncia.

Ordinando l’imputazione “coatta” che dà il via all’udienza preliminare, la giudice rileva che l’offesa “ebeti” a Fedez e Chiara Ferragni è un “epiteto riferito alla loro persona”, “gratuito”, come le affermazioni sulla secondogenita della coppia che riguardano “la sfera privata e non collegata al ruolo di rilevanza sociale rivestito” dai due.

Secondo Cipolla, l’intervista è stata “una mera occasione per attaccare gratuitamente la dimensione personale, di coppia e genitoriale”. Inoltre, alla difesa che aveva sostenuto che le offese fossero “iperboli espressive” di Corona, la gip risponde: “L’abitudine alla volgarità e alla scurrilità non elide il contenuto offensivo delle parole ma anzi lo amplifica” e aggiunge: “Ridimensionare atteggiamenti come quelli denunciati in grossolane provocazioni proprie del linguaggio televisivo, non fa altro che legittimare comportamenti offensivi destinati a moltiplicarsi e ripetersi”.