Stefano Cucchi, condannati 8 carabinieri per i depistaggi sulle indagini della morte

"Non credevo che sarebbe mai arrivato questo giorno. Anni e anni della nostra vita sono stati distrutti ma oggi ci siamo", afferma la sorella Ilaria.

Stefano Cucchi - Foto di Ansa Foto
Stefano Cucchi – Foto di Ansa Foto

Otto persone appartenenti all’Arma dei Carabinieri sono state condannate in primo grado per depistaggi nelle indagini sulla morte di Stefano Cucchi, alterando o facendo sparire documenti di servizio dopo la morte del geometra.

Le condanne

A vario titolo, gli imputati sono accusati di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Il generale Alessandro Casarsa, ex comandante del corpo dei corazzieri e all’epoca dei fatti a capo del Gruppo carabinieri Roma, è stato condannato a 5 anni. 1 anno e 3 mesi invece, al colonnello Lorenzo Sabatino, ai tempo comandante del Nucleo operativo di Roma. 1 anno e 3 mesi anche all’appuntato Francesco di Sano, in servizio alla caserma di Tor Sapienza quando il 31enne arrivò. 4 anni a Francesco Cavallo, allora capo ufficio del comando del Gruppo carabinieri Roma, 4 anni al maggiore Luciano Soligo, ex comandante della compagnia Talenti Montesacro, 1 anno e 9 mesi a Massimiliano Colombo Labriola, ex comandante della stazione di Tor Sapienza. 1 anno e 9 mesi al capitano Tiziano Testarmata, allora comandante della quarta sezione del Nucleo Investigativo. Infine, 2 anni e mezzo al carabiniere Luca De Cianni.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano: “Anni della nostra vita distrutti, ma oggi ci siamo”

Non credevo che sarebbe mai arrivato questo giorno. Anni e anni della nostra vita sono stati distrutti ma oggi ci siamo. E le persone che ne sono stati la causa, i responsabili, sono stati condannati”. Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto il 22 ottobre del 2009, come riporta Il Fatto Quotidiano.

Avvocato Anselmo: “Chiunque affermi che Cucchi aveva qualsiasi patologia, commette reato di diffamazione”

È stato confermato che l’anima nera del caso Cucchi è il generale Casarsa”, ha affermato Fabio Anselmo, avvocato della famiglia della vittima, dopo la sentenza, come riportato da Il Fatto Quotidiano: “Il dato di verità è che tutto quello che hanno scritto su Stefano Cucchi “tossicodipendente, anoressico, sieropositivo” e tutto quello che hanno scritto sulla famiglia è falso. È il momento che si prenda le proprie responsabilità chiunque vada contro questa sentenza e quella pronunciata dalla Cassazione lunedì. Perché chiunque avrà il coraggio di affermare che Stefano Cucchi aveva qualsiasi patologia, commette un reato di diffamazione perché quelle relazioni di servizio, che hanno gettato tanto fango sulla famiglia Cucchi per 12 anni, e che hanno ucciso lentamente Rita Calore e Giovanni Cucchi, sentendosele ripetere sui giornali, ogni giorno, e hanno logorato la vita di Ilaria, sono false, studiate a tavolino”.

Carabinieri: “Rinnoviamo la nostra vicinanza alla famiglia”

La sentenza odierna riacuisce il profondo dolore dell’Arma per la perdita di una giovane vita. Ai familiari rinnoviamo – ancora una volta – tutta la nostra vicinanza. La sentenza, seppur di primo grado, accerta condotte lontane dai valori e dai principi dell’Arma”. Così i carabinieri in un comunicato del Comando Generale.