Stefano Cucchi, la Cassazione conferma le condanne: 12 anni ai carabinieri

Ci sarà anche un nuovo processo di Appello per i due militari dell'Arma accusati di falso. Sono Roberto Mandolini, condannato a quattro anni e Francesco Tedesco, condannato a due anni e mezzo di carcere. 

Ilaria Cucchi, Fabio Anselmo - Foto di Ansa Foto
Ilaria Cucchi, Fabio Anselmo – Foto di Ansa Foto

Il verdetto della Corte di Cassazione è arrivato e pone la parola fine alla storia di Stefano Cucchi, durata tredici anni. I carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro sono stati condannati in via definitiva a dodici anni di carcere, uno in meno rispetto alla sentenza precedente. I due militari dell’Arma sono ritenuti responsabili della morte del giovane.

Ci sarà anche un nuovo processo di Appello per i due carabinieri accusati di falso. Sono Roberto Mandolini, condannato a quattro anni e Francesco Tedesco, condannato a due anni e mezzo di carcere.

Di Bernardo e D’Alessandro si sono consegnati. Entrambi si sono recati nel cuore della notta alla caserma Ezio Andolfato di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, sede del carcere militare e giudiziario.

Le parole in Aula del Pg Tomaso Epidendio

Fu una via crucis notturna quella di Stefano Cucchi, portato da una stazione all’altra”, ha sottolineato in Aula il Pg della Cassazione Tomaso Epidendio all’udienza per il pestaggio subito da Stefano Cucchi, geometra di professione, ad opera dei carabinieri nella caserma Casilina nel 2009, a Roma. “Tutte le persone che entrarono in contatto con lui dopo il pestaggio sono rimaste impressionate dalle condizioni di Cucchi: si tratta di un gran numero di soggetti, tra i quali infermieri, personale delle scorte, detenuti, agenti di guardia. Davvero si può ritenere che questo numero impressionante di soggetti abbia congiurato contro i carabinieri?”. 

Epidendio ha definito il pestaggio dei carabinieri “una punizione corporale di straordinaria gravità, caratterizzata da una evidente mancanza di proporzione con l’atteggiamento non collaborativo del Cucchi”. Per questo, il Pg ha chiesto la conferma dell’aggravante dei futili motivi per i carabinieri imputati. 

Stefano Cucchi - Foto di Ansa Foto
Stefano Cucchi – Foto di Ansa Foto

Finalmente è arrivata giustizia dopo tanti anni, almeno nei confronti di chi ha picchiato Stefano causandone la morte”, ha affermato Rita Calore, madre di Stefano Cucchi.

Ilaria Cucchi: “Possiamo mettere la parola fine alla prima parte del processo”

A questo punto possiamo mettere la parola fine a questa prima parte del processo sull’omicidio di Stefano. Possiamo dire che è stato ucciso di botte, che giustizia è stata fatta nei confronti di chi ce l’ha portata via. Devo ringraziare tante persone, il mio pensiero in questo momento va ai miei genitori che di tutto questo si sono ammalati e non possono essere con noi. Va ai miei avvocato Fabio Anselmo e Stefano Maccioni e una grande grazie al dottor Giovanni Musarò, che ci ha portato fin qui”. Sono le parole di Ilaria Cucchi all’Ansa, dopo la sentenza della Suprema Corte di ieri, lunedì 4 aprile.

Comando generale dei carabinieri: “Procedimenti disciplinari saranno conclusi con massimo rigore”

Siamo vicini alla famiglia Cucchi di cui condividiamo il dolore e ai quali chiediamo di raccogliere la nostra profonda sofferenza e il nostro rammarico”. Sono le parole che il Comando generale dei carabinieri hanno rivolto ai familiari di Stefano, sottolineando che adesso “saranno sollecitamente conclusi con il massimo rigore” i procedimenti disciplinari a carico dei due. La sentenza, aggiunge l’Arma, “ci addolora perché i comportamenti accertati contraddicono i valori e i principi ai quali chi veste la nostra uniforme deve sempre e comunque ispirare il proprio agire”.