Crisi gas, rischio di passare al livello 2. Cosa prevede il piano di emergenza

I tecnici sono al lavoro per stabilire i tempi e le modalità dello step previsto nel Piano di emergenza del sistema italiano di gas naturale. 

Roberto Cingolani, ministro della transizione ecologica e Giancarlo Giorgetti, ministro dello sviluppo economico (archivio) - Foto di Ansa Foto
Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica e Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico (archivio) – Foto di Ansa Foto

L’ordine imposto dal presidente della Federazione russa Vladimir Putin a Gazprom e alla Banca centrale russa di studiare un modo per far pagare in rubli il gas venduto ai Paesi ostili dell’Occidente, con l’obiettivo di aggirare le sanzioni Ue, ha reso necessario al Governo italiano dichiarare lo stato di pre-allerta del gas.

È previsto nel Piano di emergenza del sistema italiano di gas naturale  ed è il primo dei tre passaggi, che prevede il costante monitoraggio della situazione. Lo step successivo, che al momento non è previsto, è l’allerta 2, lo stato di allarme. La situazione viene costantemente studiata dai ministeri dello Sviluppo Economico e della Transizione Ecologica e dai tecnici.

L’annuncio di Mosca è arrivato la scorsa settimana ed ha sollevato immediatamente l’obiezione da parte dell’Ue. I Paesi del G7 hanno ritenuto la richiesta di Putin una violazione del contratto di fornitura.

Ma ieri, giovedì 31 marzo, il presidente russo ha firmato un decreto che potrebbe aver trovato una soluzione per evitare il corto circuito. I Paesi pagheranno ancora in euro o dollari e la banca russa provvederebbe a cambiare la valuta in rubli e a trasferirli nuovamente alle compagnie acquirenti. Queste, a loro volta, pagheranno in rubli la società venditrice russa Gazprom. Il meccanismo è macchinoso, ma non altera i termini del contratto ed evita che l’Europa resti senza gas e la Russia priva di incassi.

Cosa prevede il piano di allarme del gas in tre step

Il piano di emergenza del gas si divide in preallarme (allerta 1), allarme (allerta 2) e emergenza (allerta 3).

Preallarme (allerta 1)

Il preallarme non ha effetto, in termini di fornitura, sulla quotidianità dei cittadini e delle imprese. Interviene infatti solo sugli operatori del sistema, imponendo “la massima ottemperanza circa la correttezza delle previsioni di immissione e prelievo del gas da parte del mercato, in modo da permettere la valutazioni migliore sull’evoluzione dello stato di preallarme”. 

La principale caratteristica dell’allerta 1 è che il settore del gas continua ad operare a condizioni di mercato, anche se in allerta. In caso di difficoltà, le possibili contromisure implicano un aumento delle importazioni, la riduzione della domanda interna attraverso lo stop dei contratti “interrompibili” di natura commerciale, l’uso di combustibili alternativi negli impianti industriali.

Allarme (allerta 2)

L’allarme, quindi l’allerta 2, prevede ancora il rispetto delle condizioni di mercato. Ma scatta in caso di interruzione o riduzione degli approvvigionamenti di gas. Consente al Ministero dello Sviluppo Economico di chiedere a Snam di ridurre le forniture di gas destinate agli operatori di energia. Le contromisure prevedono l’aumento delle importazioni, interventi di riduzione della domanda del gas e l’utilizzo di combustibili alternativi negli impianti industriali.

Il piano prevede inoltre che Snam si coordini con Terna, le imprese di stoccaggio e di rigassificazione per monitorare le condizioni e l’evoluzione dell’intero sistema nazionale del gas.

Emergenza (allerta 3)

Il terzo step, emergenza, scatta in caso di “un’alterazione significativa dell’approvvigionamento o interruzione delle forniture”. In questo caso le condizioni di mercato sono sospese e il Governo può adottare misure drastiche come l’utilizzo di gas per produrre energia elettrica non destinata alla domanda interna, definizione di nuove soglie di temperatura per i riscaldamenti in casa, sospensione dell’obbligo di fornitura di gas verso clienti non tutelati, sospensione della tutela dei prezzi stabiliti dall’Autorità regolatoria dell’energia, ricorso a stoccaggi strategici, attivazione di misure di cooperazione e solidarietà con altri Paesi Ue. Si può intervenire anche sull’illuminazione pubblica nei centri urbani e nelle strade italiane.