Al Bano finisce in Tribunale: la stangata che non si aspettava

Uno spiacevole evento per Al Bano, come un fulmine a ciel sereno che lo porta diritto in Tribunale: cos’è successo all’artista brindisino

Inaspettato per Al Bano, ma non così raro per un imprenditore finire in Tribunale. La cattiva sorte ha toccato anche l’artista di Cellino San Marco che d’improvviso si è visto costretto in un’aula a testimoniare.

Al Bano
(@ANSA)

Cosa può mai aver fatto Al Bano per finire in Tribunale? È colpa di un bicchiere di vino, o forse di qualcuno in più. Com’è noto, da un bel po’ di tempo, parallelamente alla sua attività di cantautorato e più in generale da uomo dello spettacolo, Al Bano è a capo di un’azienda di produzione di vini con sede in Puglia, proprio nel paesino di nascita dall’artista.

Negli anni, tra critiche e riconoscimenti, l’artista brindisino è riuscito a portare avanti il nome della viticoltura pugliese grazie all’Azienda Vinicola Carrisi che offre una vastità di vini bianchi e rossi per accontentare i gusti di tutti, oltre agli oli e le grappe. È proprio a causa della sua azienda, però, che l’imprenditore è finito in Tribunale.

Al Bano in Tribunale come parte lesa: cos’è successo

Al Bano
(@Azienda Vinicola Carrisi)

Nel 2018 dall’Azienda Vinicola Carrisi sono state acquistate ben 30 casse di vino grazie all’opportunità che lo store online offre di comprare i prodotti anche tramite Internet. Il pagamento, all’epoca dei fatti, è stato fatto tramite un bonifico che è risultato essere inesistente. Al Bano è finito in Tribunale come parte lesa ed al centro dell’accusa ci è finito Francesco Vagali, uomo di 32 anni di Oria, sotto processo per truffa. Vagali non è l’unico ad aver progettato il colpo, in quanto pare si sia servito di un complice. Assistito dall’avvocato Maurizio Beso, l’imputato verrà giudicato con rito abbreviato: il processo avrà luogo a maggio.

Stando a quanto riportato dal Quotidiano di Puglia, nel 2018 Al Bano si recò personalmente in caserma per denunciare l’accaduto. Tutto è iniziato con un email da parte di un acquirente che non si è mai identificato che chiedeva di acquistare le 30 casse di vino, seguito poi dalla copia di un bonifico di 2.538 euro, arrivato sempre all’indirizzo elettronico, tramite una banca con sede a Las Palmas.

Nell’email c’erano anche specificate anche le modalità di ritiro della merce, tant’è che lo stesso pomeriggio, in enoteca arrivarono due uomini a caricare l’acquisto. Il carico poi è stato restituito, seppur parzialmente, al proprietario.