Armi, Draghi spinge con Macron Recovery sul budget, ma il M5S voterà no all’aumento della spesa

Uno degli obiettivi impliciti è impedire che la Germania intraprenda un percorso per la spesa militare che la lasci sola rispetto al resto d'Europa.

Mario Draghi, Emmanuel Macron - Foto di Ansa Foto
Mario Draghi, Emmanuel Macron – Foto di Ansa Foto

Emmanuel Macron, al vertice europeo di Versailles il 10 marzo e anche a Bruxelles nei giorni scorsi, ha fatto mettere a verbale della discussione la proposta di un nuovo strumento europeo sul modello Recovery.

Nei comunicati ufficiali è stato a malapena messo in luce, ma l’idea si chiamerebbe “fondo per l’autonomia” ed avrebbe lo scopo di finanziare sia le spese per la difesa che quelle per chiudere i conti con la dipendenza energetica dalla Russia. O potrebbe coprire solo i bilanci militari.

La Germania ha già raddoppiato la spesa militare

Uno degli obiettivi impliciti è impedire che la Germania intraprenda un percorso per la spesa militare che la lasci sola rispetto al resto d’Europa. Il cancelliere Scholz, prima ancora di spendere tutti i 100 miliardi annunciati nella difesa, ha raddoppiato la spesa quest’anno, raddoppiando quella francese e quadriplicando quella italiana. Anche l’Olanda è aperta alla proposta di Macron, anche se è orientata ad allentare le regole di bilancio nazionale.

Conte, appena riconfermato, non cede: “Voteremo no”

In Italia, il premier Mario Draghi e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini puntano a una spesa militare del 2% del Pil, come da impegno con la Nato. “Nel settore della difesa servono ammodernamenti per stare al passo delle tecnologie – ha affermato Guerini – altrimenti la nostra sovranità sarà sempre dipendente da altri”. Il leader appena riconfermato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte non è d’accordo con la linea del riarmo e il partito intero promette il voto contrario all’aumento della spesa del 2%.

Il Movimento si opporrà con tutta la sua forza parlamentare all’aumento sconsiderato delle spese militari”, ha affermato l’ex premier Conte in un’intervista ad Avvenire, nella quale ribadisce che il Movimento “ha una chiara collocazione euroatlantica e gli impegni assunti in sede Nato vanno rispettati: chi insinua il contrario è in malafede. Tuttavia chiedere uno sforzo finanziario di quasi 15 miliardi di euro significa sottrarre risorse alla transizione energetica e al welfare sociale“.