Referendum, prof Villone a iNews24: “Su cannabis e omicidio consenziente si è persa un’occasione”

Massimo Villone - Foto di Facebook
Massimo Villone – Foto di Facebook

La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sull’omicidio consenziente e quello sulla cannabis. La decisione ha provocato l’ira di associazioni e cittadini che da anni si battono su questi due temi, diventati ormai di primaria importanza nel dibattito pubblico. Ai nostri microfoni, il commento di Massimo Villone, costituzionalista, professore emerito di Diritto Costituzionale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e senatore dell’area di centrosinistra dal 2004 al 2008.

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La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sulla cannabis facendo riferimento a quanto scritto nel testo. Perché?
La Consulta ritiene che ci sia una lettura errata della normativa vigente e mi pare che i promotori contestino questo punto. Secondo la Corte, il quesito aprirebbe in realtà, non alla coltivazione per uso personale della cannabis, ma alle droghe pesanti e fa riferimento alle tabelle 1 e 3, mentre avrebbero dovuto richiamare la tabella 2. Questo andrebbe verificato, mi chiedo, se è così, come mai nessuno se ne sia accorto e questo mi lascia perplesso. Però al di fuori di una verifica della disciplina vigente, non credo che si trovi una risposta”;

Una questione tecnica insomma…
Amato ha accennato anche al fatto che la Cassazione a Sezioni Unite ha già depenalizzato l’uso della cannabis. Questo è come dire che la richiesta referendaria è inutile, rivolgendo una doppia censura ai promotori”;

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Lei è d’accordo?
Giuliano Amato ha ribaltato il tavolo e in pratica ha detto ai promotori del referendum che hanno sbagliato, per evitare di far cadere polemiche sulla Corte, com’era ovvio e com’è successo”;

Cosa è successo invece sull’omicidio consenziente?
Lì è stato ancora più sottile. Ha contestato ai promotori di aver quasi “imbrogliato” i firmatari dicendo che non si tratta di eutanasia, perché il testo andrebbe molto al di là dell’eutanasia. L’argomento mi sembra debole perché la Corte Costituzionale avrebbe dovuto guardare non alla parola, ma al senso del quesito”;

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In che senso?
Dire che il testo andava al di là di quello che sarebbe appropriato riferire al termine eutanasia, mi sembra un argomento del tutto malposto, perché bisogna guardare all’oggettività del quesito. Poi, quella che è stata la proiezione mediatica è un’altra cosa. Si è parlato di eutanasia per rendere il quesito comprensibile. Inoltre il quesito “depenalizzava”, ma con una serie di paletti che rimanevano comunque vigenti. Non mi è parsa convincente la motivazione e mi pare aprire a lettura lesive del principio di autodeterminazione che io non condivido”;

Cosa succederà adesso?
Si può intraprendere un percorso parlamentare e su questo non c’è dubbio alcuno. Amato ha anche lasciato intendere che se arrivasse una questione in via incidentale, la Corte potrebbe essere disposta a costruire un discorso come per il caso Cappato. Non ha argomentato, ma il Parlamento dovrebbe intervenire”;

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Crede che si sia persa un’opportunità?
Sì, penso che abbiamo perso un’occasione. Non abbiamo il Parlamento adatto per affrontare temi come questi. Il taglio dei parlamentari ha certamente indebolito la presenza istituzionale, in tanti hanno la certezza che non saranno rieletti e si avvicinano le elezioni. Inoltre c’è il Governo “di tutti” che però mostra sempre un livello di tensione alto, quindi non siamo nel momento migliore. Per questo, può darsi, si è persa un’occasione”.