Terremoto Calabria, il vulcanologo a Inews24: “Processo geologico in corso che continuerà per milioni di anni”

“La placca africana e quella euroasiatica continueranno a comprimersi l’una verso l’altra. Un fenomeno analogo a questo potrebbe essere la formazione dell’Himalaya", spiega lo scienziato.

Giuseppe Mastrolorenzo - Foto di Facebook
Giuseppe Mastrolorenzo – Foto di Facebook

Questi processi geodinamici portano a un accumulo progressivo e inesorabile dell’energia che purtroppo dipende dal tempo. Possiamo dire quindi, che più tempo passa da un terremoto di grande magnitudo, più è alta la probabilità che ne avvenga un altro“. Ai microfoni di iNews24, Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo e ricercatore dell’Ingv, sul terremoto che ha colpito la Calabria oggi, giovedì 20 gennaio.

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In quale contesto si è verificato il terremoto di questa mattina in Calabria?
La profondità di questa scossa è di dieci chilometri, ha avuto una magnitudo modesta ed è stata localizzata in un’area non densamente popolata. L’area dell’arco calabro è una di quelle a più alta pericolosità sismica in Italia, anche per le elevate magnitudo attese che possono essere superiori al settimo grado della scala Richter. Ricordiamo infatti, che più a Sud, nella zona tra Reggio e Messina, nel 1908 c’è stato il terremoto più forte che abbiamo avuto in Italia nell’ultimo secolo”;

Perché è un’area a rischio sismico?
È l’area di contatto tra la placca africana e quella euroasiatica. La collisione per la chiusura del mare è in atto da ormai centinaia di migliaia di anni e causa stress nella litosfera, cioè la parte più esterna del Pianeta, che si muove sulla zona più plastica, l’astenosfera. In tutta la zona si verifica una sismicità a varie profondità e si tratta di fenomeni comuni e frequenti. Il danneggiamento che può essere causato dalle forte sollecitazioni è importante”;

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Sono tutti uguali i terremoti di quest’area?
Ogni terremoto ha il suo meccanismo focale, cioè di rottura, che lo genera. Buona parte di quelli che si verificano in quest’area sono di origine compressiva, perché sono legati proprio alla spinta della placca africana verso quella euro-asiatica e che nel corso di decine di milioni di anni ha portato alla formazione dell’Appennino. Il processo geologico è in corso. Quindi dalla Calabria fino alla Liguria abbiamo una sequenza di aree sismiche legate a questa compressione e un’altra area sismica è quella del Friuli. L’Italia è in gran parte sismica, ma i terremoti più forti si verificano tra l’arco calabro, l’Irpinia e l’Appennino centrale. Comunque le massime magnitudo attese sono sempre tra la Campania e la zona di Reggio e Messina”;

Quali sono invece, i meccanismi di queste scosse?
Cambiano di volta in volta. Gli ultimi terremoti del Centro Italia sono di natura distensiva: la fase di collisione porta anche alla distensione dell’Appennino. Via via che il processo evolve cambieranno anche i meccanismi. Ma ci riguarda poco perché dal punto di vista della vita umana si tratta di processi che possiamo considerare costanti nel tempo”;

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Sono pericolosi?
Questi processi geodinamici portano a un accumulo progressivo e inesorabile dell’energia che purtroppo dipende dal tempo. Possiamo dire quindi, che più tempo passa da un terremoto di grande magnitudo, più è alta la probabilità che ne avvenga un altro. Di tutte le aree sismiche italiane, dalla Calabria, passando per la Campania, fino ad arrivare all’Appennino centrale, conosciamo le magnitudo massime attese, perché sono ricostruibili sulla base di studi geologici. Ma è importante anche la profondità alla quale si verifica il terremoto”;

Si spieghi…
La magnitudo non è l’unico parametro fondamentale per definire quale sarà un danneggiamento. C’è infatti anche la profondità. Un terremoto molto profondo produce effetti su un’area estesa proporzionalmente meno intensi di uno di pari magnitudo con ipocentro a minore profondità. È ad esempio il caso del Giappone o dell’area andina e lungo tutto il Pacifico. I nostri terremoti purtroppo, si verificano a 10-20 chilometri di profondità, sia nell’arco appenninico e calabro, e l’energia è molto concentrata. 

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Qual è lo scenario possibile?
La placca africana e quella euroasiatica continueranno a comprimersi l’una verso l’altra, analogamente a quanto avvenuto in altre aree di formazione di catene montuose come l’Himalaya, che è stata causata dalla collisione tra la zona indiana dell’oceano verso il continente asiatico. Lo scenario possibile è che tutto questo continuerà almeno per centinaia di milioni di anni, quindi dobbiamo aspettarci in tutta l’area appenninica terremoti del genere”.