Covid, Massimo Galli a iNews24: “Non conteggiare positivi? No se si teme solo la zona rossa”

"Se il motivo è che si teme il passaggio a zona arancione o rossa, casomai bisogna considerare se l’attuale condizione epidemiologica giustifica o no le fasce a colore”, afferma il virologo.

Massimo Galli - Foto di Ansa Foto
Massimo Galli – Foto di Ansa Foto

Prima di rivedere le regole bisogna ragionarci”. Massimo Galli, già direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, ai microfoni di iNews24, appena guarito dal Covid, è scettico sulla possibile decisione di modificare il conteggio dei ricoveri in ospedali: “Per gli ospedali, in termini di gestione ed utilizzo dei posti letto cambia poco. È comunque un sovraccarico da Covid. Il punto è cercare di essere il più possibile razionalizzare e non confondere il dato epidemiologico con gli aspetti organizzativi e gli interventi gestionali”.

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Come sta innanzitutto?
Sono negativo al tampone ma ancora un po’ debole. Non sono stato bene affatto e ancora non sto benissimo. Ho sentito gli assertori del fatto che la variante Omicron con le tre dosi sarebbe una passeggiata, per me non lo è stato”;

Se dovesse dare una spiegazione al suo contagio, quale sarebbe?
È dimostrato che l’efficacia protettiva nei confronti dell’infezione è limitata anche con la terza dose”;

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Crede quindi che sia necessario un aggiornamento del vaccino che sia efficace contro la variante Omicron?
Si va verso questa direzione. L’abbiamo detto in tanti da diverso tempo. Non l’hanno detto le autorità e le case farmaceutiche perché non era possibile agire rapidamente, perché sarebbe stato un onere non da poco. Andrebbe messo a regime un sistema di produzione che corrisponda a tutti i ceppi circolanti e questo non è facile”;

Perché?
Non è solo un problema di aggiornamento del vaccino, ma anche di produrne la quantità necessaria e di distribuirlo. Non si fa da un giorno all’altro”;

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Secondo David Nabarro, emissario speciale dell’Oms per il dossier Covid, il Regno Unito potrebbe avvicinarsi alla fine della pandemia.
L’Oms dice anche che non è finita e che arriveranno altre varianti. Lascio giudicare a fatti quanto ci sia di politico in affermazioni di questo tipo. Vedo che ci sono tante supposizioni. Ad esempio che con la variante Omicron ci avviciniamo alla fine. Io mi auguro che sia così, ma dovendo scommetterci non scommetterei”;

Quindi non allenterebbe le misure anti-contagio.
Continuerei con molta attenzione a seguire la situazione e contenere il contenibile”;

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Secondo lei quando usciremo dalla quarta ondata?
In questi giorni si sta iniziando ad osservare una flessione della curva. È da vedere però se derivi dal fatto che c’è una diversa politica di tamponi adottata dalla gente stessa. Molti stimano, e credo che non sbaglino, che gli infetti reali siano molti di più di quelli registrati”;

Si è perso il tracciamento dei casi?
Quando i numeri sono alti è facile perdere il tracciamento. Quando gran parte delle infezioni sono asintomatiche e molti infettati sono vaccinati. Fin dall’inizio si è cercato di non bloccare il Paese, ma siamo in mezzo a una tempesta di elementi in contraddizione”;

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Cambierebbe qualcosa riguardo alle regole di quarantena e isolamento del nuovo decreto?
Tutto sommato continuerei a seguire la situazione con cautela non lasciandoci prendere da fughe in avanti e al tempo stesso senza esagerare nelle chiusure e limitazioni. In generale, prima di rivedere le regole bisogna ragionarci”;

A quale regola si riferisce in particolare?
Ad esempio alla discussione sul conteggio dei posti in ospedale, che prevede di distinguere tra pazienti ricoverati per Covid e quelli ricoverati per altro ma sono positivi al Covid. Per gli ospedali, in termini di gestione ed utilizzo dei posti letto, cambia poco. È comunque un sovraccarico da Covid. Se il motivo è che si teme il passaggio a zona arancione o rossa, casomai bisogna considerare se l’attuale condizione epidemiologica giustifica o no le fasce a colore”;

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Si spieghi…
Se le fasce a colori debbano dipendere dal conto in ospedale fatto in questo modo. Il punto è cercare di essere il più possibile razionali e non confondere il dato epidemiologico con gli aspetti organizzativi e gli interventi gestionali”.