Scuole aperte, è scontro governo-dirigenti: “Vogliamo di nuovo la Dad”

Scuole aperte, è scontro governo-dirigenti: “Vogliamo di nuovo la Dad”. Il rientro di lunedì 10 gennaio si annuncia complicato

Tutti in classe, senza nessuna distinzione. No, in classe non entriamo almeno per le prossime due settimane. Da una parte la linea del governo, che non transige sulla ripresa della scuola in presenza. Dall’altra i dirigenti scolastici allarmati dai troppi casi di contagio tra giovani e giovanissimi. E così duemila dirigenti hanno firmato un appello urgente per cambiare. In mezzo, le famiglie e gli studenti che dovranno adeguarsi ma non capiscono.

(ANSA)

Il governo non arretra e ha rimodulato le regole per le lezioni o meno in presenza. nella Scuola dell’infanzia basterà un caso di positività in classe per  la sospensione delle attività 10 giorni. Nella Scuola primaria, con un caso è attivata la sorveglianza con  test antigenico rapido o molecolare subito per tutti, ripetuto dopo cinque giorni (T5). E se ci sono due positivi, scatta la Dad per dieci giorni. Nella Scuola secondaria con un caso, auto sorveglianza e mascherine Ffp2 per tutti. Con due casi invece Didattica digitale integrata per coloro che hanno concluso il ciclo vaccinale primario da più di 120 giorni o  sono guariti da più di 120 giorni. Per tutti gli altri, attività in presenza  e l’utilizzo di mascherine Ffp2 in classe.

E da lì il governo non si sposta come ha confermato questa mattina il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa al ‘Corriere della Sera’: “Riprenderemo con le nuove regole, che garantiranno maggiore sicurezza. L’obiettivo del governo è sempre stato, fin da subito, quello di garantire la scuola in presenza. E a quello continuiamo ad attenerci”. Piuttosto, “il governo confida che anche per i bambini si raggiunga un buon livello di vaccinazioni”.

Andrea Costa - Foto di Facebook
Andrea Costa (Facebook)

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Scuole aperte, è scontro governo-dirigenti: impossibile garantire le condizioni di sicurezza

Ma i dirigenti scolastici non ci stanno. In duemila hanno  sottoscritto un appello al premier Mario Draghi, al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e ai governatori delle Regioni. La richiesta è chiara: far passare la bufera attuale prevedendo almeno due settimane di Didattica a distanza.

“Una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza (con l’attivazione di quelle a distanza) per due settimane – si legge – è sicuramente preferibile ad una situazione ingestibile”. E fanno presente che nelle scuole italiane c’è personale sospeso perché non in regola con la vaccinazione obbligatoria e altro personale positivo al Covid. Quindi quasi impossibili garantire la necessaria sorveglianza sui ragazzi.

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(Getty Images)

“Il distanziamento è una misura sulla carta – scrivono ancora – stanti le reali condizioni delle aule e la concentrazione degli studenti nelle sedi. A differenza delle precedenti ondate, già prima della sospensione natalizia abbiamo assistito ad un’elevata incidenza di contagi all’interno delle classi. Il protocollo di gestione dei casi grava sulle aziende sanitarie che non riescono più a garantire rapidità per i tamponi, con conseguente prolungato isolamento degli studenti e del personale”.