Kazakistan, 26 morti, 18 feriti e oltre 3mila arresti: il tragico bilancio della protesta

Il presidente kazako Kasym Jomart Tokajev ha definito i manifestanti che sono scesi in piazza dal 2 gennaio, “terroristi”.

Proteste Kazakistan - Screenshot di Youtube
Proteste Kazakistan – Screenshot di Youtube

26 morti e 18 feriti. Questo il bilancio delle proteste in Kazakistan diffuso dal ministero dell’Interno, che ha definito la repressione “operazione antiterrorismo” e ha chiamato i manifestanti “criminali armati” e “delinquenti”. Oltre 3mila persone sono finite in manette.

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Nelle scorse ore le autorità avevano confermato la morte di almeno 18 agenti delle forze dell’ordine, 2 dei quali trovati decapitati, sempre stando alla versione ufficiale. Il ministero ha fatto sapere di aver “liberato e posto sotto protezione” tutte le regioni e instituito “70 posti di blocco”. 

Il presidente kazako Kasym Jomart Tokajev ha definito i manifestanti che sono scesi in piazza dal 2 gennaio, “terroristi”. Il motivo della protesta è l’aumento del prezzo del Gpl, ma sostiene che siano orchestrate da forze esterne. 

Le forze dell’ordine stanno lavorando duramente. L’ordine costituzionale è stato per lo più ripristinato in tutte le regioni” e che le operazioni andranno avanti “fino alla distruzione totale dei militanti”.

In ausilio le forze russe

Intanto in soccorso del presidente sono arrivate le forze russe, che alla stregua di Tokajev sostiene che “formazioni armate organizzate” sarebbero all’opera per “minare la sicurezza e l’integrità” del Kazakistan. 

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La posizione degli Usa

Gli Usa hanno fatto sapere di sorvegliare con attenzione la situazione della Repubblica ex sovietica dell’Asia centrale alleata con la Russia. Ad affermarlo è il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price: “Gli Stati Uniti e il mondo intero monitorano tutte le eventuali violazioni dei diritti umani. E sorvegliamo anche eventuali azioni che possano gettare le basi per una presa di controllo delle istituzioni del Kazakistan”.

Ue: “Garantire diritti e sicurezza dei civili”

Anche l’Ue guarda con preoccupazione la situazione che va avanti ormai da giorni. Joseph Borrell, Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, ha twittato: “I diritti e la sicurezza dei civili devono essere garantiti. Gli aiuti militari esterni riportano alla memoria situazioni che vanno evitate”. L’Europa, aggiunge Borrell, “è pronta a fornire il suo supporto per affrontare la crisi”.